Mario Fioretti è stato ospite dell’ultima puntata di Alley Oop, trasmissione condotta da Eugenio Petrillo, Alessandro di Bari e Marco Lorenzo Damiani ogni martedì dalle 17 alle 18. Il coach ha parlato dell’approdo a Tortona, dell’inizio di stagione, di Milano e dell’esperienza negli USA. Segue un estratto delle sue dichiarazioni.

La chiamata di Tortona.
“Il primo contatto è stato con Gianmaria Vacirca, con cui avevo già lavorato a Milano. Quando ha intrapreso questa nuova esperienza, ha pensato a me come possibile capo allenatore. Da lì sono arrivati i colloqui con la proprietà e dirigenza, con il dottor Gavio, il dottor Pernigotti e il presidente Marco Picchi. Per me è stato un mix di entusiasmo ed emozione. Dopo 21 anni nella stessa società, non è semplice lasciare una routine consolidata, ma la proposta era troppo stimolante. Tortona mi è sembrata subito una grande opportunità, e ho sentito il desiderio di mettermi in gioco in prima linea”.

 

 

L’inizio di stagione.
“La preparazione non è stata semplice: abbiamo avuto problemi tra nazionali, infortuni e situazioni mediche. Per un periodo ci hanno aiutato molto i ragazzi del settore giovanile. Nonostante ciò, il lavoro in palestra è stato eccellente e molto formativo. Ora stiamo raggiungendo una condizione più completa, e le prime gare hanno mostrato che lo spirito del gruppo è quello giusto. Ci sono tante cose da migliorare, com’è normale all’inizio, ma l’atteggiamento dei giocatori è stato esemplare. L’obiettivo è crescere giorno dopo giorno e costruire una squadra solida e competitiva”.

L’esordio contro Milano.
“L’emozione è stata forte già entrando al Forum: quasi tutti lavorano lì da anni, sono stati colleghi e amici. Ritrovarli da avversario è stato particolare. Una volta iniziata la partita però, la concentrazione è totale e pensi solo a fare le scelte giuste. Dopo, inevitabilmente, è arrivata la gioia: vincere la prima da capo allenatore, e proprio lì, è stato speciale. C’è stato anche un momento toccante con il video in memoria del signor Armani, che ha reso tutto ancora più carico di emozione”.

L’esperienza agli Indiana Hoosiers con Bobby Knight.
“Ero appassionato di NCAA e volevo imparare dal migliore. Mandai un fax all’università spiegando che mi sarei mantenuto da solo, pensando che non avrei mai ricevuto risposta. Invece arrivò un sì, e fu un sogno, anche perchè la passione per il basket che c’è lì è veramente impressionante. Knight era un insegnante severo ma incredibilmente formativo: disciplina totale, niente scorciatoie per nessuno. Mi ha insegnato che la pallacanestro è educazione e rigore, non solo talento”.

 

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