I tempi, quelli che una società di basket deve imparare bene ad usare per fare le giuste scelte nel momento migliore. La fretta ha giocato brutti scherzi alla Givova Scafati in questo inizio di LBA 2024/25: giocatori aggiunti troppo velocemente, poi poco usati, e tagli frettolosi, hanno caratterizzato questo avvio di stagione creando, finora, più problemi che altro.
L’acquisto di Hruban, per esempio, ha destato scalpore perchè, arrivato dopo la prima giornata, finora è entrato in campo in appena 4 occasioni giocando sempre intorno ai 10 minuti, la scarsa fiducia in lui, senza dargli la possibilità di dimostrare il suo valore lo hanno anche escluso dalla convocazione nelle ultime due gare.
E’ arrivato poi anche McRae, pochi giorni prima della gara contro Cremona, sesta giornata, e messo in campo per tanto tempo nelle prime due partite, senza aver ben assimilato schemi e conosciuto i suoi compagni, 21 minuti e poi 24, prima di una media di 13 nelle ultime due uscite con Varese e Reggio Emilia, dove ha segnato comunque 8 punti. Segno di una confusione su quanto far giocare l’ex NBA.
Tutto però gira intorno alla figura più importante all’interno di una squadra, quella dell’allenatore. Coach Marcelo Nicola ha iniziato quest’avventura come primo passo della società, squadra infatti costruita dopo il suo arrivo; l’ex Treviso però non ha dato una buona impressione e, sin dalle prime amichevoli, ci sono stati problemi e difficoltà che hanno accompagnato la pre-season, sia in termini di risultati che di prestazioni, le quali non hanno convinto tanto.
L’inizio di campionato ha però nascosto, come si suol dire, la polvere da sotto il tappeto: vittoria contro Sassari all’esordio, poi partite combattute con Brescia e Milano, in mezzo la trasferta a Trapani persa nel secondo tempo (come tante altre partite); gara persa nel finale a Venezia e vittoria, anche se sofferta, con Cremona.
I primi dubbi sembravano però a venire fuori: un record di 7-0 nel primo tempo, tramutato in un semplice 2-5 a fine partita; le poche idee offensive, trascinati spesso da un giocatore in particolare che si carica l’attacco sulle spalle; inoltre una difesa scialba che raramente si è accesa diventando aggressiva. Tutte piccole cose che poi hanno avuto sfogo nella caporetto Treviso, dove la squadra di coach Nicola ha chiuso il primo tempo sopra 45-35 e terminata la gara 75-104, un parziale, nel secondo tempo, di 30-69.
Un risultato che ha iniziato a far traballare la panchina del coach argentino, salvato poi dalla vittoria contro Varese in casa, arrivata, comunque, dopo aver rischiato e non poco di perdere la partita in qualsiasi momento degli attimi finali, in particolare a cavallo tra terzo e quarto periodo.
Dopo quella domenica ci sono state due settimane di pausa per la Nazionale, in cui Scafati ha avuto tutti i propri giocatori ad allenarsi e 14 giorni di tempo, focalizzati totalmente sulla sfida con Reggio Emilia. Arrivati al PalaBigi però, per la UnaHotels è stato tutto facile: 46-26 nel primo tempo e partita vinta in scioltezza, Scafati senza percentuali buone ed un trascinatore in attacco è andata allo sbando non riuscendo a reagire nemmeno per un attimo.
L’esonero di Nicola arriva così lunedì sera.
Qui bisogna aprire un discorso: se la società di Scafati aveva, finora, dimostrato troppa fretta con scelte azzardate o dettate dalla voglia di modificare un roster cercando il tassello mancante ma spesso in modo sbagliato, ora, con questa scelta, ha dimostrato di avere un problema con i tempi. L’esonero di Nicola non arriva dopo la sconfitta contro Reggio Emilia, bensì dopo il disastro di Treviso, nascosto però poi da Varese e, con la società che ha preferito dargli fiducia, piuttosto che prendere una decisione importante ma che avrebbe avuto più senso in quel determinato momento.
Semplicemente bisognava dare una prova di coraggio: iniziare a ragionare sul nuovo allenatore dopo Treviso; esonerare Nicola dopo la vittoria di Varese, seppur avendo conquistato due punti importantissimi in ambito corsa salvezza; infine prendere un nuovo coach tra la prima e la seconda settimana di pausa, non perdendo 14 giorni che sarebbero stati d’oro sia per la società, per avere più tempo per scegliere bene, che per il nuovo arrivato, che avrebbe avuto tempo di studiare la squadra e iniziare a esprimere le proprie idee entro la partita contro Pistoia.
Ora, invece, Scafati si trova senza un coach, augurando ovviamente buona fortuna a Damiano Pilot per la partita di domenica contro Trento, e, soprattutto, con tanti impegni di calendario che l’accompagneranno fino alle Final Eight, quindi 6 partite, di cui due dirette avversarie per la salvezza, obbligata a prendere una decisione il prima possibile.
Intanto, concedeteci un’ultima piccola riflessione sull’operato di coach Nicola che va via dopo aver conquistato tre vittorie su nove partite, un record rivedibile ma che ha dimostrato come la squadra seguisse una scintilla scoccata da qualcuno che si caricasse le proprie responsabilità in attacco. Bisogna, però, anche lanciare una lancia a suo favore sottolineando come, sin dalle prime amichevoli e test pre-stagionali, la fiducia della società in lui non è stata eclatante, visti anche i rumors di mercato che lo vedevano via da Scafati anche prima dell’inizio del campionato, tutto sommato quindi un fardello non facile da sopportare se sei un coach che deve ancora trovare la sua strada e costruirsi il proprio scudo.
La stagione è ancora lunga, c’è una salvezza da conquistare, ma intanto in casa Givova Scafati bisogna iniziare a trovare la soluzione al problema più grande: quello dei tempi.
Foto di Ciamillo Castoria
