Il giorno dopo OAKA, il punteggio racconta una sconfitta, ma non esaurisce il senso della serata della Virtus Bologna ad Atene. L’84-71 contro il Panathinaikos va letto dentro un contesto più ampio, fatto di difficoltà oggettive, assenze pesanti e di una partita giocata sempre a rincorrere, ma anche di segnali che restano utili nel percorso europeo e, soprattutto, nello sguardo immediato al campionato.
La prima nota positiva è stata la capacità di restare dentro la gara. Contro un Panathinaikos ferito nell’orgoglio e obbligato a vincere per interrompere il momento negativo, la Virtus non è mai crollata. Più volte, nel corso del match, i bianconeri sono riusciti a rientrare fino a un possesso di distanza, salvo poi essere respinti dall’inerzia del palazzetto e dalle giocate dei greci.
In questo senso, il finale ha assunto un valore specifico: il margine conclusivo ha permesso di salvare la differenza canestri rispetto al +17 dell’andata al PalaDozza. In una competizione dove gli obiettivi delle due squadre restano differenti, è comunque un piccolo successo collaterale, che testimonia la solidità complessiva del doppio confronto.
Ancora una volta la Virtus ha dimostrato di potersela giocare alla pari contro avversari più profondi e strutturati. Il Panathinaikos, pur senza Dino Mitoglou e con Mathias Lessort ancora ai box, può contare su una rotazione ampia e su talento certificato d’Eurolega. Eppure, per lunghi tratti, Bologna ha tenuto il campo con personalità, aggrappandosi soprattutto alla qualità del proprio lavoro difensivo. Gli 84 punti subiti a OAKA sono un dato “sporcato” dai 28 concessi nell’ultimo quarto, quando la Virtus, nel tentativo di rientrare, ha dovuto scoprirsi di più. Nei primi tre periodi, e in particolare nei due centrali, l’impatto difensivo della squadra di Dusko Ivanovic è stato di alto livello, limitando per quanto possibile le tante bocche da fuoco biancoverdi.
Dentro questo contesto spicca la prestazione di Nicola Akele, combattente e concreto, probabilmente il migliore tra le V Nere. Contro un avversario fisicamente ingombrante come Richaun Holmes, Akele ha retto l’urto, incidendo anche in attacco con 10 punti a percentuali perfette e una presenza costante a rimbalzo.
Allo stesso modo, prosegue il momento positivo di Daniel Hackett: con lui in campo la Virtus gioca con un’altra personalità, con un’energia emotiva che spesso va oltre il tabellino e che resta un patrimonio prezioso per questa squadra.
Le note stonate, però, sono altrettanto evidenti. A partire dall’impatto dell’energia, tema sottolineato anche da Ivanovic nel post partita. OAKA ha fatto la differenza, spingendo un Panathinaikos costretto a vincere e mettendo pressione a una Virtus che ha faticato a imporre il proprio ritmo. Dopo due gare in cui la carenza di fisicità era stata mascherata con attenzione e disciplina, contro i greens questo limite è tornato a emergere, soprattutto per la presenza nel pitturato più che per la lotta a rimbalzo, rimasta sostanzialmente equilibrata.
Pesano poi le troppe palle perse: sedici complessive, alcune forzate dalla difesa ateniese, altre decisamente gratuite. Errori che hanno tolto fluidità e continuità a un attacco già penalizzato dall’assenza di Luca Vildoza, la cui mancanza si è sentita in maniera evidente nella costruzione e nell’imprevedibilità del gioco offensivo. A questo si sono aggiunte le serate storte di alcuni elementi chiave. Derrick Alston Jr. ha vissuto un netto passo indietro rispetto alle ultime uscite, chiudendo senza punti, mentre Saliou Niang è rimasto a quota zero pur dando un contributo importante in difesa e a rimbalzo.
Capitolo a parte per gli acciaccati. Alen Smailagic è apparso lontano dal giocatore incisivo visto nella prima metà di stagione. Carsen Edwards, top scorer con 24 punti, ha trovato gran parte del bottino a partita ormai compromessa, pagando confusione nelle scelte e qualche forzatura di troppo: la Virtus ha bisogno di ritrovare il miglior Edwards, soprattutto nei momenti chiave. Positivi, invece, i segnali di Momo Diouf, che pur con autonomia limitata ha tenuto il campo nei pochi minuti concessi, chiudendo con il miglior plus/minus della squadra.
Ora lo sguardo si sposta sul Taliercio e sulla sfida di campionato contro la Reyer Venezia. Da OAKA la Virtus deve portarsi dietro alcune certezze e alcune riflessioni. La prima riguarda la gestione della salute e delle rotazioni, da calibrare attentamente in base alle reali condizioni fisiche del roster. C’è poi la possibilità di vedere l’esordio in LBA di Francesco Ferrari, rimasto fuori dai dodici ad Atene, e la volontà di difendere il primo posto in classifica al termine del girone d’andata. In Grecia, tra alti e bassi, Brandon Taylor ha confermato di poter essere una risorsa utile per Ivanovic, mentre il campionato potrà diventare il terreno ideale per rimettere minuti nelle gambe a chi ne ha più bisogno, da Diouf a Smailagic, passando per Edwards e Karim Jallow. O, se necessario, per concedere un turno di stop utile a recuperare davvero. Perché il giorno dopo OAKA, più che la sconfitta, conta ciò che la Virtus saprà trasformare in crescita immediata.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Carsen Edwards, foto Ciamillo-Castoria