I campioni in carica della Slovenia sono pronti ad iniziare il proprio cammino all’Eurobasket con la voglia e le potenzialità di difendere il successo del 2017. Con il capitano Goran Dragic e il fenomeno Luka Doncic nulla è precluso per la selezione del ct Aleksander Sekulic. Uno dei pochi tecnici che non ha un passato da giocatore, visto che a 18 anni era già allenatore delle giovanili dello Slovan Lubiana. Con la nazionale ha un feeling piuttosto vecchio però, iniziato nel 2006 da assistente dell’under 20. Tre le parentesi da vice della selezione maggiore, nel biennio 2006-08, nel triennio 2010-13, e infine dal 2016 al 2020 quando è stato promosso head coach. A livello di club ha vinto in patria con il Novo Mesto e dal 2017 è ai cechi del Nymburk dove nell’ultima stagione è diventato anche lì head coach.

Il miglior piazzamento della Slovenia alla competizione continentale, prima del successo del 2017, era rappresentato dal quarto posto raggiunto nel 2009 in Polonia. Era la nazionale dei Lorbek, Lakovic, Nachbar, Smodis e Slokar, e di un giovane Dragic appena sbarcato in Nba. Nel 2017 in Turchia Dragic fu il trascinatore insieme all’emergente Doncic, ed oggi come allora gli sloveni hanno due uomini al comando. Il percorso della squadra allenata all’epoca da Kokoskov non fu certamente trionfale o dominante, ma molto regolare. Risaltano le vittorie di 17 punti rifilati alla Francia nel girone, e i venti che permisero di battere la Spagna in semifinale. Poi con la Serbia si ebbe l’apoteosi della pallacanestro, una finale bella e combattuta finita 93-85.

Di quello storico successo, oltre ai già citati Dragic e Doncic, il ct Sekulic ha richiamato altri sei giocatori: Aleksej Nikolic (ex Treviso), Klemen Prepelic, Edo Muric, Jaka Blazic, Ziga Dimec e Vlatko Cancar. Rispetto a quella vittoriosa spedizione non facevano parte gli attuali convocati Zoran Dragic, che militava tra le fila dell’Olimpia Milano e riportò un infortunio al crociato che lo costrinse a rescindere col club meneghino; Mike Tobey, che di quella formazione ha preso il posto da naturalizzato di Anthony Randolph (un utile terzo violino di quella squadra) ma soprattutto di Gasper Vidmar (visto poi a Venezia) in quanto a solidità sotto canestro. Completano il roster il ventenne Ziga Samar e il più esperto Luka Rupnik.

Per quel che riguarda il gioco, la palla passa sempre ed esclusivamente per le mani delle due stelle, Doncic e Dragic, che costruiscono, inventano e finalizzano. Gli altri dieci praticamente fanno quasi da contorno, anche se Nikolic, Prepelic e Blazic sanno sempre come portare il loro apporto offensivo grazie alle capacità di palleggio e di tiro. Discorso a parte per i lunghi, con soprattutto Tobey e Dimec ai quali viene chiesto di difendere per due, o addirittura per tre, così da supplire a qualche mancanza difensiva delle sopracitate stelle. Con i loro corpaccioni e centimetri, occupano l’area e soprattutto devono intimidire. Cosa che gli riesce piuttosto bene. In attacco poi, sono bravi a farsi innescare su qualche pick and roll o anche con un semplice taglio.

La prima Italia del ct Pozzecco, seppur con un gruppo del tutto sperimentale, ha affrontato la Slovenia in amichevole a Trieste, e ne ha potuto saggiare le qualità e le potenzialità. La netta vittoria nelle qualificazioni alla World Cup 2023 contro la Croazia (97-69) dello scorso giugno, e lo spettacolo offerto nell’amichevole agostana vinta contro la Serbia (97-92 dopo un supplementare) avvalorano la causa slovena di volersi ripetere. Ma l’ultima sconfitta contro la Germania (90-71), nella gara valida ancora una volta per le qualificazioni al Mondiale e nella quale Doncic ha subito un infortunio alla caviglia, dimostra che forse la coperta è troppo corta e che le due stelle devono stare bene al cento per cento per poter aspirare al bis europeo.

Giovanni Bocciero