FOTO: PalaEur durante Virtus Roma-Trapani, 2018 (Ciamillo-Castoria)

di Filippo Luini

Mentre a Bologna si cerca la quiete dopo la tempesta, a Roma, la tempesta, che ormai dura da diversi anni, sembra aver distrutto tutto.
Il sogno americano non si realizza: i potenziali acquirenti non chiudono la trattativa e Claudio Toti viene costretto a ritirare la squadra dal campionato, nel silenzio più assoluto.
La capitale senza Serie A, senza la sua Virtus. E allora restano i ricordi di quest’era Toti così agrodolce: gli anni di Righetti e Tonolli. Il ritorno in Eurolega con Hawkins e Bodiroga. Repesa in panchina con tanti, tantissimi talenti passati dal parquet del PalaEur: Ibrahim Jaaber, Alan Ray, Sani Becirovic, Erazem Lorbek, Roko Ukic e un giovanissimo Brandon Jannings prossimo alla NBA. Nel 2013 arrivò, trascinata dall’MVP Gigi Datome, in finale scudetto contro la storica Mens Sana di Daniel Hackett e Bobby Brown. Poi quell’auto retrocessione in A2, il primo segno di cedimento, ma anche lo stoico ritorno nel palcoscenico più importante: la Serie A. Tutto nel nome di Claudio Toti, un personaggio mai realmente amato, che però ha dovuto lottare da solo o quasi per questa Virtus.
Oggi resta il rammarico per non aver pensato con il giusto anticipo al futuro della società capitolina, per essere arrivati a tanto: al dover rinunciare al campionato. Una scelta obbligata che, ancora una volta, ci porta a riflettere: come è possibile iscriversi alla Serie A senza la garanzia di portare a termine la stagione? Passi la situazione d’emergenza che lo sport e l’intero Paese stanno vivendo, sembra impensabile, però, che il nostro basket continui ad evidenziare lacune così importanti. Si parla di riforme, di rinnovamenti… ma non si agisce mai e le squadre, scompaiono.