di Maurizio Roveri
Nella notte di Toko Shengelia, che colpisce al cuore l’Olimpia Armani Milano, il popolo della Segafredo Arena ritrova la sua Virtus. Quella vera. Quella che morde in difesa. Quella che va ad attaccare il canestro facendo circolare con apprezzabile fluidità la palla. Quella che spinge la transizione. Quella che torna ad essere sostanziosa dentro l’area, con la consistenza del georgiano (22 punti, 8 rimbalzi, 4 assist, 25 di valutazione per un Toko enorme) e del gattone Jaiteh (25 di valutazione) che sovrasta Hines.
C’è stata la reazione della V nera dopo la sconfitta dolorosa di gara1. Stavolta l’Olimpia è apparsa meno feroce rispetto alla battaglia di mercoledì. Stavolta la partita è stata indirizzata dal trio degli arbitri (Paternicò, Rossi, Giovannetti) sulla strada della Pallacanestro. Non sempre limpida, ma sicuramente più vera e apprezzabile rispetto allo scontro eccessivamente fisico che era stato concesso in gara1 da Ryzhyk, Begnis e Sahin.
E’ stata battaglia intensa anche nel secondo round, ma decisamente meno “sporca” e più fluida.
La Virtus Segafredo l’ha vinta recuperando energia mentale e riproponendo il tipo di basket che è il suo marchio di fabbrica: la produttività dentro l’area. Lì Toko Shengelia ha fatto la differenza. E’ arrivata a 75, il gruppo della V nera. E non è poco, credetemi, contro una difesa sempre organizzata e solidissima come quella dell’Armani. La migliore di Eurolega.
Il gruppo di coach Sergio Scariolo è passato dai 62 punti di gara1 ai 75 della seconda gara di queste LBA Finals, due giorni dopo. Tredici punti in più, nonostante 9 tiri liberi sbagliati. Ha avuto più continuità, più regolarità la Virtus. Dimostrando d’aver capito la “lezione” della prima sfida. Di quella sconfitta ha fatto tesoro. Ci sono stati aggiustamenti tecnici e tattici. Ma soprattutto la squadra virtussina ha tenuto il campo con personalità, mentre in gara1 era parsa contratta, intimidita da quell’impatto forte, duro, feroce di una Armani con gli occhi della tigre.
Toko Shengelia ha trasmesso certezze. Penso che in tanti sarebbero andati “nel pallone” dopo lo 0 su 5 dalla lunetta, nel primo quarto. E anche il tiro da 3 che non entrava (0 su 5 nel primo tempo). Milano sfidava il georgiano alla conclusione da lontano, sapendo che Shengelia è un power forward che sa fare tante preziosissime cose ma ha due difetti: le conclusioni da 3 punti e i tiri liberi. L’impatto sulla partita era stato complicato per Toko. Eppure lui ha mantenuto saldi i suoi nervi. E’ rimasto lucido. L’orgoglio e la fierezza negli occhi. Ecco, questa immagine del gigante georgiano ha dato sicurezza e pensieri positivi ad una Virtus Segafredo che era partita male: 4-9 (subendo un gran contropiede da Shavon Shields) e poi andando sotto di 9 lunghezze (4-13) su una magistrale tripla del perfido Chaco Rodriguez.
Ebbene: il gruppo bianconero è rimasto sereno. Anche quando una durissima botta ha costretto Daniel Hackett a lasciare dolorante il parquet.
Ed ecco il secondo grande interprete della serata virtussina: Alessandro Pajola. Che ha rimpiazzato il playmaker titolare. Si è rivista tutta la sua intensità. E’ tornato ad essere il Pajola “centomani” che recupera palle vaganti, che intercetta passaggi, che toglie spazi, che fa pressione, che si mette sulle traiettorie dei tagli. Un Pajola che attacca, anche. I suoi 17 minuti sono stati importantissimi. Ha resistito anche a una gomitata alla mandibola (involontaria, comunque dolorosissima, punti dagli arbitri come fallo antisportivo) che lo ha steso. Si è rialzato. Ha proseguito. Con coraggio, con grande cuore.
Anche Milos Teodosic ha avuto un inconveniente. Problema a un dito. E praticamente ha giocato mezza partita. Però… quando è rientrato, Milos “l’Artista” ha messo la firma della sua fantasia, della sua imprevedibilità, della sua luce su una gara che è stata a lungo in equilibrio. Quell’assist no look, eseguito sotto pressione, facendo girare la testa a Shields che lo marcava strettamente, è stata la perla della partita.
In questa seconda sfida si è vista l’armonia di certe giocate virtussine.
E poi, i rimbalzi. In gara1 la V nera aveva perso soprattutto per gli 11 rimbalzi offensivi concessi alla Armani. Stavolta il gruppo di Scariolo ha prevalso nelle dure lotte sotto i tabelloni (49 i rimbalzi catturati dalla Segafredo, 36 quelli di Milano). Proteggendo meglio l’area, lavorando duro sotto il proprio canestro, la Virtus ha limitato le “seconde opportunità” della squadra di Ettore Messina.
Il riscatto di Mam Jaiteh. Il centrone francese, che mercoledì aveva conosciuto la polvere raccogliendo soltanto 3 punti e una lezione da parte del “Professore” Hines, quarantotto ore dopo era sul parquet a lottare come una belva: una energica “presenza” con i suoi tagliafuori, con i suoi rimbalzi (10), con i suoi punti (10). Una prestazione di notevole intensità, efficacia e grande attenzione.
L’Armani ha litigato con il canestro: 39% nelle conclusioni da due punti (16 su 41) e 26,9% nel tiro da tre (7 su 26).
In una serata di difficoltà (a parte il bellissimo avvio) lo squadrone milanese si è aggrappato alla difesa. Al suo proverbiale orgoglio difensivo. Riuscendo a tenere la sfida in bilico per trentasei minuti. Il rientro di Milos Teodosic, con i suoi “cioccolatini” per Pajola e Shengelia, hanno spinto Bologna anche sul +9 in un finale dove Milano s’è trovata quasi senza benzina. E con poca lucidità. Nessun punto da Hines, 3 di Bentil, 5 di Melli. Poco pericoloso anche il Chacho.
Ora la serie-scudetto si sposta in Lombardi. E l’Armani Exchange vuol tornare a ruggire.