La scomparsa di Gaetano Laguardia, vicepresidente vicario della Federazione Italiana Pallacanestro, ha lasciato un vuoto profondo nel nostro mondo per la passione e la competenza con cui in più di cinquant’anni ha servito il basket italiano. Il ricordo del nostro Direttore.
di Mario Arceri
Difficile descrivere fino in fondo cos’è stato Gaetano Laguardia per il basket italiano. Richelieu dei
canestri, grand commis della Federazione, negli oltre cinquant’anni di dirigenza sportiva ha messo
a disposizione della pallacanestro, con passione e dedizione assoluta, tutto il suo tempo. Sarebbe
banale, riduttivo ed anche ingeneroso nei confronti del suo spessore umano, dire che ha vissuto
per il basket. Eppure lo vedevamo sempre tra il pubblico in qualche partita: della Nazionale per il
suo incarico pubblico, delle grandi squadre di club per aggiornamento professionale, di piccole
squadre giovanili per pura passione. Ed era sempre a disposizione per suggerimenti, per consigli,
per interpretazioni regolamentari dall’alto di una competenza approfondita in tantissimi anni
trascorsi dietro la scrivania in una stanza che aveva la porta sempre aperta.
Ha cominciato ad andarsene sedici mesi fa, quel 27 agosto dello scorso anno, subito dopo aver
assistito a Italia-Georgia a Brescia, proprio quella gara che costò a Gallinari un’intera stagione di
inattività per un infortunio provocato da un eccesso di generosità agonistica. Un malore, un ictus,
nella sua stanza d’albergo, che fu scoperto solo il giorno dopo: molte, troppe, ore dopo. Da lì una
lotta strenua contro il male, durata quasi un anno e mezzo, finché la sua pur forte fibra, indebolita
dalla lunga degenza, è stata stroncata.
Lascia un vuoto incolmabile, per chi l’ha conosciuto, per chi ha condiviso con lui tantissimi anni di
pallacanestro, per la sua famiglia, per un intero mondo sportivo che, nel tempo, ha conosciuto e
ne ha apprezzato le grandi qualità che lo avevano reso un punto di riferimento sempre disponibile
ed irrinunciabile.
Per capirne ruolo e importanza va ricordato il suo cursus honorum dirigenziale: consigliere del CR
Lazio dal 1988 al 1998, presidente del Comitato regionale dal 1998 al 2009, vicepresidente vicario
della Federazione Italiana Pallacanestro dal 2009 ad oggi, Stella d’Oro al Merito Sportivo,
trentacinque anni di milizia ai più alti livelli, dopo aver giocato nell’Ussa Olimpia di Guglielmo Pinto
e nella la Stella Azzurra di Altero Felici, allenato l’Intercontinentale Roma, l’Ussa Olimpia, la Roma
Eur e l’Eur Colorado, il Casal Palocco, ricoperto cariche dirigenziali nella Stella Azzurra e nella Lazio,
maturando nel basket di base quelle competenze che l’avrebbero poi reso nel tempo – tra
conoscenze tecniche acquisite, approfondimento delle carte federali e abilità diplomatiche utili a
smussare gli angoli più taglienti – insostituibile nel ruolo più delicato di garante dell’equità del
gioco, unanimemente riconosciuto.
E poi c’è l’aspetto umano, della persona, con la sua profonda ironia, la capacità di sdrammatizzare,
la sua rudezza di facciata, la disponibilità più assoluta, la lettura profonda delle situazioni. E
un’amicizia che ha radici lontane, un percorso parallelo che si è frequentemente e inevitabilmente
incrociato, sempre nel rispetto dei ruoli.
Il suo addio lascia un grande vuoto. Il basket era la sua grande famiglia allargata. A Paolo e
Rossella, ai suoi nipoti – ai quali ora va un abbraccio affettuoso e il cordoglio più sentito -, era
legato da un amore profondo, alla pallacanestro aveva dedicato tutta la sua vita. Laureato in
giurisprudenza, dirigente dell’allora Ministero delle Finanze, più recentemente una presenza
importante nel corpo docente della Link Campus, aveva scelto di occuparsi solo di sport: una
vocazione maturata fin da giovane e che ha coltivato con tenacia e senza risparmio di energie fino
a raggiungere i livelli più alti.
Nel momento del dolore, resta il ricordo dell’uomo e soprattutto dell’amico, delle ore volate ad
ascoltarne i racconti alimentati da una memoria di ferro nel rievocare fatti e personaggi anche
lontani, l’enciclopedica conoscenza di risvolti anche minori, il gusto per la buona cucina con buone
e scelte compagnie: la partenza di Gaetano per il paradiso del basket dove ritroverà i suoi maestri
di vita, Altero Felici e Tonino Costanzo, Giancarlo Asteo e Giancarlo Primo, Paolo Troncarelli, ci
priva di un grande uomo di sport, di un compagno di viaggio che con una certa rudezza provava a
coprire un animo gentile. Lo ricordiamo con affetto e con rimpianto. Addio, amico mio.
In foto Laguardia (Facebook)