“Sono motivato per iniziare questo nuovo progetto, in una squadra piena di storia, abbiamo tutte le carte in regola per fare bene e sono sicuro che faremo bene.” Parte così la conferenza stampa del nuovo amministratore delegato biancorosso Luis Scola. La leggenda vivente del basket mondiale è di un’eleganza infinita, degna del suo profilo in campo e fuori. Sorride, si vede che ha trovato la sua dimensione.
La prima domanda chiaramente riguarda il motivo della sua scelta di una piazza come Varese: “Quando sono arrivato qui l’anno scorso il mio dilemma era se giocavamo o no. Io ho cercato tutta la storia della squadra e della città, Meneghin la Coppa dei Campioni, mi è piaciuta quindi tantissimo. Adesso la situazione è diversa, credo che ci sia l’opportunità di fare comunque un bel lavoro, e per fare un progetto serio.” E sulla possibilità di acquisire delle quote societarie: “Abbiamo parlato anche della possibilità di entrare in società con delle quote ma tutto questo rimane comunque un affare privato.”
La sua straordinaria saggezza e umiltà poi si riversa in questa risposta alla domanda su cosa significhi per lui essere amministratore delegato già a questa età: “Prima ero troppo vecchio per il mio lavoro, adesso sono più giovane. E’ un buon cambio” e poi aggiunge “ho tanta voglia di imparare giorno per giorno in questo ruolo. L’ho fatto come giocatore e adesso posso farlo come dirigente. Ho voglia di imparare tutti i giorni.”
Poi si entra più nel vivo del progetto che intende portare qui a Varese, sul suo ruolo, sui suoi compiti e sull’incidenza che ha avuto nella creazione dell’attuale roster: “La squadra funziona bene e rimane così, il mio lavoro prima non è stato rapportato con la prima squadra ancora. Ma in futuro sicuramente posso aiutare con consigli anche sulla prima squadra. La prima cosa che abbiamo pensato di fare è una revisione di tutta la situazione dell’organico generale della pallacanestro Varese. E poi cercare di capire come fare per poterla migliorare, anche passando dall’idea della squadra femminile.”
Tra innumerevoli sorrisi e piccoli digressioni su alcuni ricordi, gli viene fatta una domanda su cosa si potrebbe importare dal modello NBA e quali sono stati i dirigenti in carriera che più l’hanno influenzato: “I dirigenti che più mi hanno segnato sono chiaramente quelli di NBA ai quali tutti noi dobbiamo guardare come esempio da portare qui per innovare il sistema. Loro sono più avanzati e hanno un budget maggiore, ma qui possiamo fare comunque bene prendendo spunto da alcune loro cose. 3 cose secondo me sono fondamentali da copiare all’NBA: una è il marketing, è comunque un po’ difficile perché qui è ridotto, analisi dei dati di valutazione (sport analytics) di tutte le cose e poi il player development, che in NBA è totalmente più avanzato rispetto al nostro. Queste sono le tre aree più importanti da copiare. La quarta cosa fondamentale per un progetto bello è sviluppare e potenziare il settore giovanile, che deve essere un riferimento.”
E sull’orizzonte temporale di questo progetto, si esprime così: “Il progetto che io ho presentato è di 5 anni, perché di meno non si può fare un progetto serio. E’ difficile in meno cambiare qualcosa, un progetto integrale di medio termine è la scelta migliore e i risultati iniziano a vedersi dopo 4 e 5 anni.”
Poi, nel finale, c’è lo spazio per continuare a sorridere e scherzare, con l’ombra della malinconia del parquet che gli copre un po’ il viso e lo porta anche a (quasi) ritrattare la sua scelta di ritirarsi: “Io non mi sono fermato a giocare, io firmo per la squadra questo è l’annuncio (ride ndr). Io comunque non mi fermo ad allenarmi, mi alleno perché mi piace e posso giocare sempre a pallacanestro per rimanere in forma. Non è stato difficile smettere, io penso che giorno per giorno era diventato sempre più difficile per me e di mese in mese peggiorava sempre di più la condizione. I avrei dovuto fare tantissime cose per giocare al livello che mi piace. E’ stato quindi naturale per me fermarmi e mi sento un po’ più tranquillo anche a non giocare più.”
Così si chiude la più bella storia d’amore degli ultimi decenni che ha visto coinvolti Luis Scola e la pallacanestro giocata. El General adesso è diventato Amministratore. Il grado è salito, le aspettative anche. Ma è scontato: quando si ha di fronte un ragazzone che a 41 anni ha chiuso la stagione con 17.9 punti di media, ha giocato la quinta Olimpiade, ha emozionato tutto il panorama cestistico mondiale, non si smette mai di stupirsi. Il ricordo di una leggenda è per sempre e l’onore di averla nel consiglio di amministrazione, per i tifosi biancorossi, è la ciliegina sulla torta di una storia societaria tanta gloriosa quanto infinita.