Intervistato da Luca Chiabotti su “La Repubblica – Milano”, Billy Baron ha parlato del momento difficile della sua EA7 Emporio Armani in fondo nella classifica di Eurolega: “Ovviamente, c’è una grande frustrazione perché in Eurolega non sta andando come tutti pensavamo considerando che l’Armani, nelle ultime due stagioni, ha lottato per le Final Four. Siamo solo a metà stagione, l’Eurolega non è definitivamente compromessa, dobbiamo guardare avanti, buttarci alle spalle i momenti negativi come non siamo riusciti a fare nelle strisce di sconfitte, continuare a lavorare per migliorarsi come facciamo tutti i giorni e lottare fino a quando non ci sarà un verdetto definitivo. Le cose brutte nella vita succedono, la differenza la fa come rispondi ai momenti più difficili. A San Pietroburgo, l’anno scorso, vincere la VTB battendo il Cska dopo l’esclusione dall’Eurolega, e il momentaneo ritorno in America per portare al sicuro la famiglia, ha creato una coesione in squadra che mi ha fatto provare delle emozioni incredibili. Ci sono ancora partite cruciali da giocare e sono una possibilità per mostrare carattere e reagire. Personalmente credo che possa essere una occasione per mostrare le mie qualità come persona, la professionalità, l’impegnarsi al massimo restando sempre positivo per aiutare la squadra. Abbiamo altri traguardi importanti da raggiungere in Italia, la Coppa Italia e lo scudetto. Conquistarli sarà grande”.

Baron si è contraddistinto per la sua capacità di segnare tiri decisivi: “I miei compagni hanno fiducia che io possa segnarli ed è un supporto che non va sottovalutato. Un tiratore deve sentire il feeling con suo tiro e saper semplificare le emozioni se vuole essere consistente. Non può farsi condizionare dalla ricerca spasmodica della conclusione o dall’errore che puoi commettere. Ho 32 anni, ho un solo modo di tirare che alleno ogni giorno il che significa che, anche nelle serate storte quando fai 0/6, non devi smettere di tirare se le gambe sono a posto e hai le sensazioni giuste perché sai di poter fare 4/5 nello stesso modo”.

Fuori dal campo la vita meneghina procede a gonfie vele per l’americano: “Ho sempre desiderato venire in Italia, quando Messina mi ha dato questa opportunità non ho dovuto convincere mia moglie, aveva già i bagagli pronti. Lei è di lontane origini italiane, mio figlio di 3 anni va alla materna e comincia a parlare qualche parola di italiano: mi piace che conosca culture differenti. Ci sentiamo bene qui, la gente super, non potrei chiedere di più anche al di fuori del basket”.

Fonte: legabasket.it