Nikola Jokic, ad inizio settimana, si è reso protagonista firmando il record di assist per un lungo. La sua Denver sta faticando, ma la stagione è ancora lunga e se queste sono le basi, i Nuggets emergeranno.

IL RECORD DI ASSIST DI JOKIC

Quando il compianto e leggendario Wilt Chamberlain riuscì nell’impresa di concludere una gara con ben 18 assist distribuiti, sul calendario era segnato l’anno 1968. La maglia che indossava era quella dei Lakers e l’America in generale era un posto culturalmente ben diverso rispetto ad ora. C’era ancora la guerra fredda, e la luna, così come molte altre conquiste, erano solo un puntino luminoso in alto nel cielo.

Da allora nessun altro centro (il moderno 5) con quel tonnellaggio era mai riuscito solo ad immaginare di vessare l’incredibile record di Wilt. Figuriamoci superarlo.

Fino a lunedì scorso, quando un ragazzo che per tutta la vita ha avuto enormi problemi di peso ha, parole sue: “Semplicemente giocato a basket”.

Parliamo di Nikola Jokic, che in quella partita, al personale record di 18 assist, ha addizionato anche 19 punti e 12 rimbalzi che gli sono valsi la vittoria ai danni dei Rockets. Jokic non è assolutamente nuovo a questo tipo di prestazioni: prima di questa partita aveva già realizzato ben 42 triple doppie (con punti, rimbalzi ed assist), ma in nessuna di quelle occasioni il computo totale delle assistenze era mai stato così pericolosamente vicino alla soglia delle 20.

Per noi ormai appare tutto normale, siamo abituati a vederlo giocare in questa maniera” ha detto Jamal Murray, salito alla ribalta dentro la bolla di Orlando. “Ma 18 assist sono tanti. Veramente tanti! Ed è incredibile la facilità con cui lo fa: si mette in post e legge cosa fare. Semplicemente legge cosa fare

Detta così sembra una roba ordinaria, per farlo però ci vuole tutto il talento che Jokic ha fin da ragazzino.

INTELLIGENZA CESTISTICA FUORI DAL COMUNE

Serbo di nascita e mai stato un atleta, tanto che in carriera ha totalizzato più triple doppie che schiacciate fatte nonostante tocchi i 2 metri e 15 per 130 chili. Fin da ragazzo l’intelligenza è stata la sua arma più affilata e ce ne siamo accorti ben presto. A mani basse l’assist man più divertente per intelletto che ci sia nella Lega e, conseguentemente, i paragoni si vanno sprecando. Scomodando ovviamente Arvydas Sabonis, in un’idea forse fin troppo inflazionata che un giocatore europeo debba per forza assomigliare ad un altro giocatore europeo. In realtà Jokic è molto di più, dato che mette insieme un pericoloso tiro da tre punti con deliziose competenze in post basso ed un attaccamento alla vittoria che Sabonis, almeno nella sua parentesi americana, non sempre aveva rimarcato.

IL FUTURO DEI NUGGETS

I Nuggets, al di là dell’inizio altalenante (totalmente comprensibile vista l’off-season poco evidenziata), possono guardare al futuro con ottimismo, sorretti non solo dalle prove di Jokic, ma anche dalla crescita di Michael Porter Jr, che nella scorsa bolla ha finalmente mostrato tutto il talento che aveva fatto vedere ai giorni collegiali del Missouri. Nella partita persa contro i Kings, il funambolico tiratore da quasi 7 piedi ha scritto 30+10 in combinato punti/rimbalzi arrivando a registrare un’interessantissima media punti di circa 20 e circa 7 rimbalzi in queste prime uscite.

Entrambi sono coadiuvati dall’arciere canadese, passato dal campo di Kentucky University dove ha dimostrato che la Lega era far suo: Jamal Murray, nonostante un inizio di stagione non portentoso, sta cercando piano-piano di ritrovare il passo tenuto negli scorsi Playoff, quando ha inanellato prestazioni di iversoniana memoria nella serie contro gli Utah Jazz, in una sfida appassionante con Donovan Mitchell. A dirigere ed orchestrare il tutto, quel Mike Malone trattato a pesci in faccia ai tempi dei Kings (nonostante una meravigliosa stagione con quel poco che c’era), ma che nel Colorado ha saputo riscattarsi con merito e pregio, mettendo su nel tempo un roster ad alto livello competitivo e abbinando un gioco frizzante e basato sul movimento di palla.

JAMES HARDEN, UN NOME ACCOSTATO A DENVER

Però se si vuole tentare di toccare per primi il Larry O’Brien, il roster appare ancora un po’ mancante. Soprattutto dalla panchina dove non si notano nomi di un certo livello NBA. Per questo, probabilmente, si stanno spargendo le voci di un possibile interesse dello scontento del momento, ovvero James Harden.

Limitandoci al fantabasket, il nome di Harden farebbe drizzare molte sopracciglia negli uffici del PepsiCenter, visto come possibile salto di qualità per arrivare al titolo. L’esperienza e l’efficacia di Harden si potrebbe sposare bene con l’elasticità mentale di Jokic? E’ quello che ai Nuggets si stanno chiedendo, considerato anche il fatto che probabilmente sia Porter Jr che Murray sarebbero pedine sacrificabili per arrivare al barba di Los Angeles. I Rockets, infatti, non sembrano disposti a cedere alle pressioni dell’ex MVP, tanto che al momento della richiesta di venire ceduto ai Nets, la dirigenza di Rafael Stone ha chiesto in cambio uno tra Irving e Durant. Difficile pensare che anche in questa situazione le cose potrebbero prendere una piega diversa.

Resta tutto ovviamente una vaga probabilità, nulla di definitivo, sia chiaro. Il fatto certo è che i Nuggets sono una realtà di comprovata pericolosità, in una Western Conference da sempre agguerrita. Magari la scarsa preparazione atletica di questa atipica Off-Season e le partite molto ravvicinate stanno influendo molto sul rendimento sia totale che individuale. Alla lunga talento e lavoro duro pagano sempre: non dobbiamo stupirci se li vedremo ai vertici della classifica quando il gioco si farà duro.

FOTO: Nikola Jokic (via Twitter)

Raffaele Camerini