Anche quest’anno è finito, anche questa stagione è passata, in un mix temporale di lento e veloce che ha, come al solito, tenuto spesso con il fiato sospeso tutti i tifosi biancorossi. E’ stata la stagione degli stravolgimenti, dei cambi, delle incredulità, delle difficoltà, delle rinascite, dell’impresa: la salvezza. BasketMagazine vuole offrire così le pagelle di questa stagione di Varese.

IL PAGELLONE:

PAULIUS SOROKAS 8.5: Non l’ho scelto io e nemmeno BasketMagazine l’MVP della stagione biancorossa. Attraverso un contest de “Il Basket siamo Noi”, il lituano è apparso il preferito dei tifosi. E noi ci aggreghiamo a loro. Il motivo è molto semplice: la crescita mostruosa nella seconda parte di stagione non può sicuramente passare inosservata, dopo un inizio in sordina. In una squadra che stava andando allo sbando, Roijakkers prima e Seravalli poi hanno trovato un corpo su cui poggiare e riporre le loro speranze di salvezza. Paulius è stato messo al centro di tutto: del campo, del progetto, del futuro. E lui ha risposto marcando atipicamente i 5 di qualsiasi squadra da 5 e ha risposto con le triple salvifiche contro la Fortitudo. Se c’è una partita che riassume la stagione di Paulius è quella. E il futuro con lui potrebbe, chissà, essere ancora più rosso. E bianco.

MARCUS KEENE 8.5: Marcus se fosse arrivato ad inizio stagione avrebbe preso 10. Prende 8.5 perché anche lui ha dovuto subire il naufragio iniziale e risalire la china da solo. Allora, su quelle spalle da folletto, ha deciso di metterci su tutto il peso della Città Giardino, imponendosi come miglior realizzato della Lega. Viene accusato spesso di intestardirsi in giocate solitarie e forzate, e probabilmente l’8.5 è condizionato anche da alcune scelte prese in alcune partite che condizionano il tutto. Ma chiedere più di questo a Marcus alla sua prima stagione qui, è difficile. 18.7 punti di media a partita, 15 di valutazione media. Alla prima. Cosa chiedere di più? Un’altra stagione.

SIIM SANDER VENE 8: Certi amori non finiscono mai e quello di Vene pare essere interminabile. Torna sempre, non solo a Varese ma in ogni situazione di campo. Torna, si fa il mazzo, lotta, prende rimbalzi ma soprattutto è il leader più silenzioso di questa squadra. E a Varese il silenzio è oro, in un ambiente in cui le parole spesso si sprecano per nulla. La prestazione contro la Virtus Bologna rimarrà nella storia: 27 punti in 30 minuti, con 7 triple realizzate su 11. Vene è anche questo, qualità e umiltà al servizio della squadra. E ora speriamo rimanga, per non dover più tornare.

ANTHONY BEANE 7.5: Beane soffre tra fine febbraio e inizio marzo inspiegabilmente un periodo di difficoltà, probabilmente fisiologica e di adattamento al nuovo coach. Ma Anthony, nonostante gli alti e bassi, è una perla ed una gemma che Varese ha forgiato, svezzato e reso fondamentale in una squadra in cui il suo agonismo è necessario. Che siano 3, 5, 12 o 17 i punti non importa: se Beane si comporta da Beane è imprenscindibile. E soprattutto è uno di quelli che ci ha sempre creduto e che è dalla scorsa stagione che lotta per questi colori.

GIOVANNI DE NICOLAO 7.5: Il merito di De Nicolao è quello di saper sempre cogliere l’occasione giusta. Arrivato a Varese con la fama di essere il fratello di Andrea e con il peso delle giocate della Varese dei miracoli, si costruisce piano piano il suo spazio e quest’anno è definitivamente esploso, coronando la sua stagione contro Sassari in maniera veramente eclatante. Non sono tanto i suoi punti a far rumore, quanto più che altro le prestazioni sotto il punto di vista dello sforzo e del sacrificio. Lui vuole essere parte del futuro e nessuno glielo toglie.

JUSTIN REYES 7: Il sorriso di Reyes a fine stagione è l’emblema di quello che è diventato. Arrivato anche lui in sordina, con molti che si chiedevano chi fosse, non aveva nemmeno esordito in malo modo. Poi qualcosa si è rotto purtroppo con Roijakkers e non ha trovato più spazio. Alla fine la nuova esplosione, i tanti minuti in campo, la fiducia di Seravalli e della società che tanto lo ha voluto. Il 7 è un grosso incoraggiamento anche all’uomo che è Justin, che non parla molto ma fa tanto se preso in causa e tenuto in considerazione.

TOMAS WOLDETENSAE 7: Stesso voto di Reyes e più o meno stesse considerazioni, che però non coincidono solo perché Tomas con Roijakkers non ha avuto problemi. Anzi. Lì è stato il suo miglior periodo, con alcune prestazioni senza senso come con Napoli, Cremona e Milano: complessivamente 58 punti e il 76% da 3. Numeri surreali che però non giustificano il calo nel finale di stagione. Tomas dovrà lavorare ancora tanto e anche per lui questo 7 è un grosso incoraggiamento per la prossima stagione.

MATTEO LIBRIZZI 7: Il 7 di Librizzi invece è pieno, pienissimo. Lui viene messo nella mischia nelle più grandi difficoltà di Varese e ne esce da guerriero e da vincente. Incredibile veramente la crescita esponenziale di questo talento italiano che ha vinto anche la Next Gen da protagonista con 38 punti in semifinale e gioca anche in B con la Robur. E’ ovunque come lo è stato sempre in campo anche. Ora deve solamente mettere nelle gambe la continuità necessaria per spiccare il volo. Varese si culla il suo talento e adesso spetterà a lei prima e a lui dopo far vedere quello che tutti i tifosi vorrebbero vedere: un campione creato in casa.

GIANCARLO FERRERO 10: A Giancarlo dò 10 semplicemente perché rappresenta la totalità dei valori di Varese. Incarna alla perfezione il suo ruolo, arrivando addirittura a Tortona a fare il giocatore-allenatore senza mai voler strafare e con l’umiltà di riconoscere quale sia il suo ruolo. E’ dentro fino al midollo in questa avventura, in questa squadra. A fine stagione una bambina gli chiede dagli spalti la maglietta, lui da capitano si avvicina alle tribune e gliela porge. Poi sorride: “E’ fatta anche quest’anno.” I tifosi gli tributano il giusto saluto, il giusto apprezzamento, lui ringrazia e va in mezzo a loro. E’ più di un capitano e merita questo voto.

GUGLIELMO CARUSO 6: Da Caruso qualcosa in più ce lo possiamo aspettare. Il tempo è dalla sua parte, intanto ha risposto sempre presente ad ogni chiamata. Però per poter competere a questi livelli e far la voce grossa serve altro. Ma lui ha tutte le qualità e determinazione necessaria per farcela.

NICOLO’ VIRGINIO 6: L’altro baby varesino che incanta in Next Gen ma fa più fatica in prima. E’ chiaro: ogni cosa ha il suo tempo. Virginio dovrebbe osare di più e lo diceva Sepulveda: “Vola solo chi osa farlo.” Quindi Nicolò ha tutto il tempo ancora per osare e poi per volare.

JALEN JONES 6: Almeno lui, l’unico dei partenti che prima di trasferirsi dà veramente tutto in campo. Poi chiaro, la chiamata di Bourg non si può rifiutare, però ha il merito di averci provato fino a quando è rimasto.

ANDREA AMATO 6: Arrivato per coprire l’infortunio di Kell, fa il compito che gli spetta. Niente di più e niente di meno.

TREY KELL 5.5: Doveva essere l’acquisto che avrebbe aggiustato la squadra nel ruolo di playmaker, ma si capisce sin dalle prime battute che quello effettivamente non è il suo ruolo. Viene spostato guardia e poi si trasferisce a Milano. Il 5.5 forse è anche generoso, in quel momento avrebbero tutti abbandonato la barca ma non è così che si fa.

JOHN EGBUNU 5: La società aveva fatto uno sforzo importante per tenerlo in estate, dopo una prima stagione assurda. Lui non li ripaga e anzi se ne va pro tempore. A Varese però si è comunque resistiti. In tanti vanno e vengono, resta la squadra.

ALESSANDRO GENTILE 5: Extra campo il voto sarebbe 3. O forse non classificabile. Dentro il parquet, con tutti i suoi difetti, sarebbe un 7.5 pieno. Nascondersi dietro il fatto che sia una testa calda per denigrarlo totalmente è riduttivo. Alessandro è sempre stato così: se ci si affida ad un giocatore del genere va tenuto in conto. Extra campo rivedibile. Ma se lui prende 3, qualcun altro che si diverte a tirare conclusioni affrettate meriterebbe lo stesso voto, perché certi commenti e certe dichiarazioni si possono evitare.

ELIJAH WILSON 3: Un fantasma.

SOCIETA’ 6: La salvezza è stata ottenuta, la società ha cambiato pelle. Una fase di transizione del genere può meritare la sufficienza e basta. Dividere i nomi sarebbe inopportuno, la società è una sola. Da Conti a Scola, da Bulgheroni ad Arcieri. Nonostante chi sia andato via e chi è rimasto.

VERTEMATI 5: Prova a dare una sua lettura di gioco inizialmente che non funziona. Varese fatica tremendamente. Poi lo tradiscono in tanti. E lui affonda con loro.

ROIJAKKERS 7.5: Avrei voluto dargli 9 per il miracolo che ha compiuto. 7 vittorie di fila nel momento più buio della storia della Pallacanestro Varese. Non può passare inosservata un’impresa del genere, perché risollevare una squadra allo sbando, dando allo stesso tempo fiducia ai giovani (cosa mai fatta) e dando finalmente un gioco alla squadra, sembrava essere una cosa impossibile. Un marziano arrivato con il suo ufo che però si è poi schiantato su sé stesso e su delle cose che alla società non sono piaciuti.

SERAVALLI 6: Traghetta Varese nel finale di stagione. Niente di più e niente di meno.