Appunti di febbraio inevitabilmente ispirati, come tradizione, alla Final Eight. Vince Milano, stavolta senza entrare da favorita. Per l’Olimpia non basta la Coppa Italia: serve tornare a risuonare la parola scudetto, perché in EuroLeague i playoff diretti restano un tabù. Una speranza per i play-in c’è, ma il salto di qualità in Europa resta una chimera, nonostante investimenti e impegni economici, lasciando l’amaro in bocca anche davanti ad altri successi. Lo scorso anno nemmeno la Coppa arrivò. E Re Giorgio osserva: il 90° compleanno merita di essere onorato al meglio.

Ha vinto soprattutto Peppe Poeta, al suo primo titolo da allenatore. Non era scontato: finale scudetto al primo anno da capoallenatore e un trofeo già in bacheca nel secondo, raccogliendo l’eredità pesante di Ettore Messina. Poeta ha mostrato coraggio, dichiarando apertamente i propri limiti di esperienza con roster profondi e scegliendo un approccio lontano da quello del “sergente di ferro”. Dietro il sorriso, però, ha preso decisioni nette, come l’esclusione di Lorenzo Brown, sacrificando rotazioni per dare equilibrio. Gli italiani hanno pagato qualcosa in termini di spazio: Totè quasi ai margini prima dell’infortunio e del trasferimento, Mannion ancora da ritrovare, Flaccadori più utilizzato e Tonut presenza costante. Definire ruoli e gerarchie è stato fondamentale per gestire il gruppo, anche se il ruolo di play resta un nodo aperto. Il nucleo forte – Brooks, Nebo, Shields, Guduric e Leday – garantisce talento, fisicità e tiro per puntare allo scudetto. Poeta appare rapido nell’apprendimento, con idee chiare e mentalità aperta: il suo percorso è solo all’inizio.

DA TORINO TORNA DELUSA la Virtus Bologna campione d’Italia, con la Coppa ancora tabù per patron Zanetti. La stagione resta comunque positiva fin qui: anno di rinnovamento, vittorie europee di prestigio e competitività mantenuta nonostante budget inferiori rispetto ad altre realtà. In campionato la squadra di Dusko Ivanovic resta in vetta, ma la sconfitta in finale, senza Pajola e Hackett – anime difensive e collanti del gruppo – pesa. Centrale sarà risolvere il “caso Edwards”, passato da talento assoluto a figura discussa: dalla sua gestione dipenderanno equilibri e scelte future, compresa quella legata a Carsen.

CERTO NON SCONFITTA Tortona, esempio di crescita sotto ogni aspetto. In pochi anni dalla Serie A conquistata nel 2021 alla capacità di competere con le grandi, costruendo al contempo una forte identità fuori dal campo grazie alla Cittadella dello Sport e alla Nova Arena, modello di sviluppo territoriale voluto da patron Gavio. La scelta di Mario Fioretti, esordiente da capoallenatore ma con oltre vent’anni da assistente ad altissimo livello, si è rivelata vincente. Importante l’intuizione tattica su Hubb e il rendimento della coppia con Vital, oltre al rilancio di Baldasso, tornato su standard nazionali dopo un momento difficile.

Brescia conferma la propria solidità con continuità di rendimento sotto la guida di Cotelli. Il passo falso coincide con l’assenza di Nikola Ivanovic, tra i migliori playmaker del campionato per leadership e gestione. Il suo asse con Bilan e la capacità di valorizzare compagni come Della Valle, Burnell, Massinburg e Ndour rendono la Germani una squadra completa, capace di giocarsela alla pari anche con Milano.

GIUSTO IL TEMPO DI PLAUDIRE ai successi italiani anche all’estero: il trionfo di Paolo Galbiati, insieme a Matteo Spagnolo, in Copa del Rey contro Real e Scariolo, e il percorso di Luigi Suigo, finalista in Coppa Korac in Serbia con il Mega, sempre protagonista. Segnali positivi, anche se resta il desiderio di vedere più giovani protagonisti nel nostro campionato. Arrivederci Final Eight, magari ancora nella Torino dei record.