di Antonio Catalano

Inizia la conferenza stampa del nuovo allenatore dell’Acqua San Bernardo Cantù, Meo Sacchetti. L’ex allenatore della Nazionale si presenta così alla sua nuova tifoseria.

“Ci son poche parole da dire, quando il GM Santoro mi ha chiamato non ho esitato molto, il problema di Cantù è che io so cos’è Cantù, ho sempre fatto una parte importante della storia perché la storia non si compra, si ha e si fa e questa è una piazza che ha fatto qualcosa di importante. Son passati fior di allenatori e tutto, ho conosciuto giocatori importanti e allenatori importanti, l’ho notato da avversario quando giocavo e quando allenavo il modo in cui costruiscono la storia. Non è un discorso di accettare A1 o A2, è il background che non ti fa avere dubbi. Ogni tanto ho dei flash di Cantù, belli, brutti, mi ricordo una partita che Cantù aveva vinto la coppa dei campioni e sono entrati con “We are the Champion” e dopo tutti l’hanno usata. La prima partita che ho giocato qua con Varese ho perso, poi qualche partita l’ho anche vinta, so perciò la passione che c’è qua, e quando ho legato la passione alla storia, penso che sia il massimo. Non ho altro da dire.“

Settimana scorsa abbiamo avuto dimostrazione che è un campionato difficile, che cosa si aspetta?

“Mi aspetto che non sarà una cosa facile, le cose difficili portano soddisfazione, ci saranno molti contendenti, Udine, Fortitudo e Cremona. Bisogna pensare solo a noi e far vedere che questa squadra ha la sua massima espressione. Vorrei che anche la gente venisse a vedere una pallacanestro in cui ci si possa divertire, non solo vincere. E’ logico che abbinare bellezza e vittorie non è facile ma ci proveremo.”

Arrivare primi è importante per il fattore campo nella finale playoff? La scelta degli americani invece come verrà orientata?

“Può essere importante ed è stato importante per Scafati che ha giocato la partita decisiva in casa, ad esempio Udine non ha avuto questa possibilità. Degli americani, adesso stiamo cercando di vedere questi giocatori che sono già nel roster, il primo giocatore che vorrei prendere è un bel playmaker. Vedremo poi in base ai nostri giocatori, però il primo tassello e penso che sia importante è un playmaker, perché fa diventare i giocatori migliori. Mah anche esperto comunque, è logico che non si parla più di avere playmaker non solo ragionatore ma anche pericoloso.”

Oltre agli americani, che tipo di squadra avete in testa? Che sia più giovane, oppure con più esperienza? Fisica o più del basket che le piace?

“Io penso che innanzitutto Cantù abbia un parco italiani molto buono, punto sempre sul discorso di avere questo playmaker perché penso che oltre per sé stesso aiuta gli altri.”

Ha parlato della storia, ma quanto ha influito sulla sua scelta la programmazione di questa società?

“Bhe sicuramente questo discorso c’è io ho avuto modo di parlare con loro, abbiamo fatto due chiacchiere e la cena, penso che se una società del genere è uscita dai problemi importanti, vuol dire che l’ha fatto perché vuole qualcosa in più e spero che questo sia da stimolo per qualche giocatore che viene qui perché c’è dietro un processo importante. Dovrebbero essere tutti i giocatori orgogliosi di fare qualcosa di importante.”

Quest’anno c’era un play importante come Vitali, le porte si chiudono per lui?

“Io penso che voglio prima prendere un play americano e poi penseremo al resto. Ci vuole fare la prima scelta, poi si prenderà in esame il discorso di Luca.”

Un canturino ha fatto le fortune di Varese come Recalcati, è pronto lei da varesino a fare le fortune di Cantù?

“Se c’è da firmare, firmo subito, penso che il dualismo è importante ma penso che alla fine sia importante il rispetto, ci deve essere proprio queste cose che sono state molle importanti della società, queste rivalità che sono la bellezza di questo sport. C’è sempre stato questo dualismo importante, io l’ho vissuto da giocatore, da allenatore no, da giocatore so quanto è importante la pallacanestro per Cantù e per Varese.”

Suo figlio cosa le ha detto per questo passaggio?

“Mi ha detto che ho fatto bene (ride, ndr), potrei trovarmelo contro e ho già perso contro di lui, quando ci sarà la partita il problema sarà la madre perché lei tifa sempre per i figli e mai per il marito.” 

Nella sua idea di squadra oltre al citato playmaker, dove si immagina l’altro straniero?

“Sicuramente abbiamo visto e mi piacerebbe avere un giocatore da doppia dimensione sia dentro che fuori, però bisogna vedere ed è importante sapere che giocatori rimarranno con certezza. Una volta preso il playmaker, ci avanza solo un posto, una volta visto quello poi s vedrà il resto.”

L’addio alla Nazionale, questa nuova firma con Cantù ha aiutato superare l’amarezza?

“Non posso parlare della Nazionale perché ho fatto un comunicato e mi han chiamato in 100.”

Per Santoro: com’è la situazione della rosa?

“Non abbiamo fatto approfondimenti di nessun tipo, solo chiacchiere complessive ed entreremo nel merito nei prossimi giorni. Io credo che a Cantù ci vogliono rimanere tutti.”

 

Antonio Catalano