“O me, o alcuni giocatori”. Questo parrebbe essere il comunicato che Željko Obradović ha rilasciato alla dirigenza del Partizan in occasione di una riunione straordinaria che i vertici del club bianconero hanno convocato per invitare l’allenatore maggiormente vincente d’Europa a riconsiderare le dimissioni presentate a seguito della nona sconfitta subita in Eurolega, che il club di Belgrado ha fermamente respinto.
Dopo qualche ora di discussione, Obradović ha lasciato la sede del Partizan senza rilasciare dichiarazioni, mentre la dirigenza ha fissato una nuova riunione per la mattinata di sabato. Tale situazione ha lasciato il posto ad una serie di indiscrezioni in merito a quanto accaduto nel corso della riunione.
Come riportato da B92 e Sportal, ripresi da altri media serbi, Obradović avrebbe sottolineato come la totale assenza di collaborazione da parte di alcuni giocatori, che secondo le fonti sarebbero stati apostrofati dal professionista nativo di Čačak come non intenzionati ad ascoltare le indicazioni tecniche, renda impossibile il prosieguo della collaborazione.
La volontà del coach e il parere della piazza
Se tale ragione porterà alla conferma delle dimissioni di Željko Obradović o meno lo si saprà dunque con una manciata di ore di ritardo, durante le quali la dirigenza bianconera sarà chiamata ad effettuare valutazioni che, oltre al parere del coach, dovranno considerare anche il parere della piazza, che si è compattata attorno all’allenatore.
Una fiumana di persone ad invadere la zona arrivi e i parcheggi dell’aeroporto Tesla di Belgrado per accogliere Obradović di ritorno da Atene e chiedergli in maniera vocale e chiara di rimanere al timone del Partizan è stata una dimostrazione di sostegno che per il professionista nativo di Čačak ha rappresentato un film già visto.
I precedenti di Atene e Istanbul
La situazione ricorda infatti quella che ha caratterizzato la decisione del professionista nativo di Čačak di lasciare il Panathinaikos nel 2012, dopo tredici anni coronati da successi sia in Europa che in Grecia. Malgrado l’affetto della folla di tifosi accorsi sotto la sua abitazione, Obradović ha tenuto fede alla sua dichiarazione, ed ha lasciato il club di Atene dopo aver vinto cinque titoli di campione d’Europa.
Al Fenerbahçe, nel 2016, Obradović è stato costretto a ritirare le proprie dimissioni per via della decisione della dirigenza turca di rispondere ad una cocente sconfitta subita il giorno prima in Eurolega contro il Baskonia con un prolungamento di contratto che, alla fine, ha consentito al professionista nativo di Čačak di trovare le energie per portare a Istanbul alla vittoria di un titolo di Eurolega.
Zoran Savić lascia
In attesa degli sviluppi, la dirigenza ha preso una decisione, questa sì ufficiale, in merito alla cessazione della collaborazione con Zoran Savić, che come riportato in una nota ha smesso di vestire i panni di GM del Partizan. Ingaggiato nel 2021, Savić, assieme ad Obradović, è stato l’architetto del ritorno del Partizan nel basket europeo ‘che conta’ sia in Europa che nella regione, vincendo due titoli di Lega adriatica ed un campionato nazionale di Serbia nel corso delle ultime quattro stagioni.
Concentratosi sul mercato dei tagli dall’NBA per rafforzare una rosa che si è presentata alla stagione in corso con l’ambizione di puntare ai playoff di Eurolega, Savić è stato criticato per la selezione di giocatori che non hanno saputo non solo integrarsi nella realtà cestistica europea, ma anche comprendere i valori del club bianconero.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Željko Obradović (a sinistra) e Zoran Savić (a destra). Credits: Partizan BC