In occasione della 17esima giornata di Serie A2, l’ultima prima di Natale, abbiamo intervistato per l’anteprima di questo weekend Marco Valenza, Agente FIBA/CONI, fondatore & CEO della “MVP – Basketball Agency”, da cui tanti protagonisti del basket italiano sono rappresentati, inizialmente lui ha iniziato la sua carriera nel mondo del basketa da giornalista a SuperBasket, come raccontato ad Alley Oop nella scorsa settimana, poi divenne agente. Insieme abbiamo parlato del suo lavoro, di Serie A2, tra favorite e sorprese, o anche dei temi che circolano, cambi di allenatore troppo frettolosi, il tiro da tre nel nostro basket, Italia e analisi dei big match di giornata.

Come funziona il lavoro da agente, quali sono le tempistiche e come si pone con le società?
“Ovviamente la maggioranza delle trattative è tra giugno e luglio, durante l’anno il lavoro si compone di seguire gli atleti e quindi risolvere eventuali problemi che possono presentarsi. Un’altra componente importante sono le relazioni da mantenere con gli addetti al lavoro, quindi mi riferisco a presidenti, allenatori e manager.

Prima la carriera da giornalista a SuperBasket poi il passaggio ad agente, le manca un pò il giornalismo e come pensa si è evoluto in questi anni?
“Quando ho fatto il passaggio nel lontano anno 2000, sono passati ormai 25 anni, l’unico timore che avevo era di potermi pentire, per ridurre questo rischio a inizio anno c’era l’obblio di rinnovare l’iscrizione all’Albo dei professionisti. Non so come è adesso ma all’epoca la tessera era un traguardo da sogno, io non la rinnovai in maniera tale da voltare pagina ma per fortuna non mi sono poi pentito. La cosa più eclatante sono le tempistiche, nel Medioevo del mio giornalismo avevo la notizia di mercato nel weekend, usciva il martedì ed era uno scoop, oggi due o tre ore sono già tante, quello che si legge a mezzogiorno, alle tre del pomeriggio è già vecchio. La grande differenza è quella dei tempi, credo.

Una valutazione sul livello di campionato di A2 e sulla nuova formula.
“La nuova formula è fantastica, il motivo è che con questa competitività i club si sono spinti ad alzare i budget, poi si gioca di più e con questo meccanismo di promozione diretta, playoff, play-in, playout, c’è di tutto. Probabilmente in tutto l’anno non ci sarà una sola partita il cui risultato non conta.

Cantù settimana scorsa ha battuto Rimini, ora ancora di più è la favorita numero 1 per la promozione diretta?
“Cantù sulla carta e sul campo credo abbia un roster forte, unitamente al fattore campo, tradizione ed esperienza societaria, oltre ad avere un allenatore che reputo sia il migliore del campionato. Però Rimini ha sempre due vittorie di vantaggio, che rispetto alle potenziali quattro vittorie di vantaggio che avrebbe potuto avere vincendo una settimana fa, sembrano poche ma in realtà non lo sono. Inoltre Rimini ha comunque un roster completo, un allenatore esperto e i migliori pivot del campionato, inoltre probabilmente hanno anche il miglior playmaker dell’A2, non a caso sono lì. Direi che è tutto aperto, senza considerare i potenziali inserimenti perchè mancano ancora 22 partite che sono l’equivalente della stagione regolare dello scorso anno, quindi è ancora lunghissima.

Quali altre squadre, oltre a Rimini e Cantù, possono essere le candidate alla promozione?
“Penso che la corsa sarà tra Udine, Forlì e Fortitudo Bologna, bisogna però anche citare Brindisi e Pesaro che oggi sono nel profondo della classifica che hanno solo partite ad handicap, ma che hanno avuto un record da secondo posto in classifica nelle ultime gare dimostrando di avere il roster di cui erano accreditate a inizio anno. Sono partiti male e nella classifica ne pagano il prezzo, ma stanno trovando l’equilibrio.

In questo inizio di stagione, una delle sorprese del campionato è stato l’Avellino Basket, a cosa può puntare la squadra campana?
“E’ evidente che nell’ultimo mese sono stati la sorpresa della stagione, sono molto solidi fisicamente, hanno anche un miglior Mussini, se riusciranno a coinvolgere anche la panchina, nella quale credo che abbiano potenziale in Nikolic, Arazzo e Sabatino che sta recuperando. Oggi la differenza tra Avellino e le big è la profondità del roster, è una differenza apparente perchè non sono riusciti a coinvolgere questi uomini. Le risorse le hanno, devono però trovare il modo per valorizzarle. Bisogna anche notare, e non è un caso, che nel primo mese di campionato la sorpresa era l’Urania Milano, poi è stata Avellino, credo che questa formula con un elevato numero di partite porti ad avere spunti diversi per circostanze e forma fisica di una squadra migliore in un periodo piuttosto che in un altro.

In questo inizio di stagione tanti coach hanno visto saltare la panchina, Caja ha sostituito Cagnardi in Fortitudo, Bianchi al posto di Ciani a Orzinuovi, e anche Dalmonte ha lasciato Nardò, cosa significa tutto questo e perchè alcune società non riescono ad aspettare, mentre altre come Brindisi lo fanno e poi raccolgono i frutti?
“Credo che sia collegato alla complicazione tra la formula e la frequenza di partite da giocare, ne sono state fatte già 16, per cui le tante aspettative e le tensioni che ne conseguono posso avere questi effetti. Sia al vertice che a metà o in bassa classifica c’è, come posso dire, il doping di questa classifica unica, cioè il doppio girone aveva illuso che chi fosse quarto era quarto quando in realtà era ottavo, è banale ciò che dico però c’è differenza nel leggere la classifica. Queste sono cose che vengono percepite dai presidenti, dai tifosi e dagli umori generali, chi lavora full time nel basket sa calcolare queste cose, ma chi giustamente deve vivere nell’entusiasmo, e questo è caratteristico dei presidenti o dei tifosi, vedendo quarto posto su dodici squadre è un buon risultato, quest’anno ottavo su venti invece no. E questo con le regole del mercato e le difficoltà come visti, numero di tesseramenti o assenza di italiani che si spostano, rendono più precaria la posizione degli allenatori.

Quest’estate tanti big dall’A1 sono scesi in A2, altro segnale del livello sempre più alto della categoria?
“Credo che il livello dell’A2 è sempre più alto perchè le squadre hanno avuto una spinta emotiva e risorse economiche di fare operazioni che nell’A2 di un paio di anni fa sarebbero state impensabili, di conseguenza certi giocatori hanno trovato appetibile l’ingaggio offerto ma anche la competitività del campionato. Nell’A2 del passato era più difficile far scendere certi giocatori.

Nelle ultime settimane anche in NBA si sta facendo largo il dibattito sul tiro da tre, troppo utilizzato dai giocatori, ormai anche qui in Europa, un pensiero su questa discussione e quale potrebbe essere la soluzione?
“Attualmente non ho una soluzione, anche io, senza paragonarmi, non sono così radicale come Dan Peterson, però sta di fatto che è molto più bello vedere un giocatore che va a canestro battendo il difensore, invece che allontanandosi da canestro e quindi impedendo al difensore di difendere. Ci hanno insegnato da bambini di difendere mettendoti tra la palla ed il canestro, ma se l’attaccante va dall’altra parte come si può fare. Non ho però una soluzione, forse quella più banale sarebbe allontanare la linea dei tre punti, mettendola alla distanza dell’NBA, ma in Europa e in Italia ci potrebbero essere dei problemi nei campi di “periferia”, ma ammetto di non aver studiato il tema e non so formulare una risposta precisa. Sono però annoiato in certe circostanze in partite dove si tira 40 volte da tre punti e 25 da due a squadra.

Il tema dei giovani italiani è sempre centrale, come bisognerebbe fare per fruttare i giovani ragazzi senza mandarli all’estero come hanno invece fatto Procida, Spagnolo, Sarr e Fontecchio?
“I giocatori vanno dove vengono chiesti e hanno le migliori opportunità, c’è un flusso naturale di queste cose, non ci possono essere regolamenti o agenti che convincono i club a fare cose diverse, perchè è mercato. Nessuno può modificare questo stato di cose nel breve termine, bisognerebbe in generale che allenatori e club italiani trovassero maggiore coraggio e non avere pregiudizi nei confronti dei giocatori italiani giovani ed emergenti. All’italiano emergente gli viene chiesto solitamente di difendere e non fare errori, senza vedere il talento, e poi affianco a lui c’è uno straniero che non difende e fa errori, e questo è un pregiudizio che non si può cambiare dall’oggi al domani neanche con le regole, anche perchè Procida e Spagnolo sono in Germania e giocano da stranieri, quindi non è la formula ma ci vorrebbe un lungo lavoro culturale sul riuscire a vedere il talento e non essere schiavi della paura che se uno è cresciuto dietro l’angolo debba non avere la palla in mano o passarla ad un altro.

Il big match di giornata di A2, Cantù e Udine si sfidano sia per il secondo posto ma anche per lanciare un messaggio importante a tutte le avversarie.
“Non ho azzeccato un pronostico in vita mia, però io penso che questa sia quasi una partita di Serie A con molti più tatticismi per via dei giocatori che vanno in campo e due allenatori che la prepareranno come fosse una finale a dicembre, ed è il bello di campionato che presenta questo tipo di situazioni a 22 giornate dalla fine della stagione regolare. Mi rifugio nel fattore campo, anche perchè Cantù in casa non ha ancora perso, per il pronostico.

Altra sfida molto interessante quella tra Verona e Rimini, con l’addio di Pullen e l’arrivo di Copeland la squadra di Ramaglia avrà più libertà in campo?
“Credo che dallo scambio Pullen-Copeland ci abbiano guadagnato entrambe le squadre, quindi Verona ha l’opportunità di trovare un miglior equilibrio e quindi diventare una squadra più forte di quello che è stato finora con un roster molto importante. Bisogna vedere psicologicamente Rimini come reagisce al palesarsi alle prime pressioni di una squadra in fuga perchè probabilmente non si erano neanche tanto bene resi conto della posizione in classifica fino a quando quel famoso +8 punti è diventato +4, e ora hanno una trasferta delicata. E’ una partita orientativa per il futuro del campionato, Cantù-Udine per capire chi è la seconda forza in base alla classifica, e Verona-Rimini da appassionato sarei solo curioso di capire come la squadra di Dell’Agnello reagisce alla seconda sconfitta.”

Foto di Ciamillo Castoria