di Mario Arceri

 

Adesso è davvero dura. Serve battere stasera la Croazia per restare aggrappati a quel terzo posto nel girone che consentirebbe all’Italia di evitare la Serbia agli ottavi. Ma anche la qualificazione alla fase finale di Berlino è tornata in discussione. Solo un’ipotesi, s’intende (e speriamo), ma cedendo alla Croazia alla quale ci legano ricordi funesti (l’ultimo risale a Torino 2016 e il ko che ci costò la qualificazione ai Giochi di Rio de Janeiro) e alla Gran Bretagna, a rimanere a casa saremmo noi. Calendario e possibili incroci alla mano, c’è invece chi sostiene che un terzo posto nel girone (chiudendo però con due vittorie, questa sera e giovedì) sarebbe l’opzione migliore guidandoci verso il quarto di finale meno duro. Ma, a parte il fatto che dovremmo comunque superare gli eventuali ottavi (con ogni probabilità contro la Polonia), la domanda che – dopo aver visto gli azzurri cedere malamente contro l’Ucraina – dobbiamo porci è quanto valga veramente questa Italia e quali reali possibilità ha di garantirsi una vita più lunga in questo Eurobasket.

Una larga vittoria contro l’Estonia (che poi ha messo alle corde sia l’Ucraina sia la Croazia), una bella prova di carattere e di reattività con la Grecia, un crollo inatteso e violento contro l’Ucraina: qual è il vero aspetto della Nazionale di Gianmarco Pozzecco? Un po’ c’eravamo illusi per le belle prove nelle qualificazioni mondiali che hanno preceduto l’Europeo, ma probabilmente per identificare valore e quotazione di questa squadra dobbiamo tenere conto delle sue due ultime prove, confidando che oggi, contro la Croazia di Bogdanovic e Saric, con i tanti centimetri di Zubac e Matkovic, l’Italia ritrovi la compattezza, il carattere e la rabbia degli ultimi dieci minuti con la Grecia e non ricada invece nella confusione e nelle paure che hanno accompagnato il quarto conclusivo con l’Ucraina e che si erano intuite già a metà tempo, pur chiuso avanti di quattro punti, ma con gli avversari in recupero.

La verità è che, ad un organico già non eccellente per le carenze endemiche sotto canestro, si è aggiunto il terribile infortunio di Danilo Gallinari che ha privato Pozzecco del giocatore più carismatico ed incisivo per esperienza, stazza e pericolosità offensiva, ma soprattutto di un giocatore di sicuro affidamento riducendo le già anemiche rotazioni a soli otto uomini. Biligha è stato impegnato ieri per cinque minuti per dare un po’ di fiato a Melli, Tessitori, Pajola e Baldasso sono rimasti a riscaldare la panchina, mentre Bagatskis, il coach lettone, ha potuto ruotare dieci giocatori e soprattutto vincere la partita quando ha rischiato insieme le sue due torri Alex Len (2.13), oltre 500 partite in Nba, e Artem Pustovyi (2,18) e ha trovato da Issuf Sanon, nato a Donetsk ma originario del Burkina-Faso, un folletto inafferrabile per la difesa azzurra già a malpartito contro l’esperienza di Mikhailiuk, da tre stagioni in America tra Nba e G-League.

Bagatskis si è permesso anche l’arroganza di chiedere un time out a 9 decimi dalla sirena: ultimo e incomprensibile oltraggio di una squadra alla quale non ci legano bei ricordi. Fu l’Ucraina, che allora aveva in panchina Mike Fratello, a soffiare all’Italia di Simone Pianigiani (con Melli e Datome nel roster) la qualificazione per la World Cup del 2014 battendoci 66-58 nella semifinale per il 5°-8° posto condannandoci ad affrontare (perdendo) la Serbia nella finale per il 7° e ultimo posto utile per il viaggio mondiale in Spagna.

Altri tempi. Poco meno di due settimane fa, in un incontro di qualificazione per la World Cup del prossimo anno, a Riga erainvece finita 97-89 per gli azzurri con una bella prova corale e soprattutto un finale in crescendo. La rivincita degli ucraini brucia anche perché si sono capovolte le inerzie del confronto, con la squadra di Kiev a spingere forte sull’acceleratore nei minuti finali.

Pozzecco ha parlato di stanchezza, fisica e mentale, dopo lo sforzo di 48 ore prima con la Grecia: vedremo stasera se le condizioni… psico-fisiche dei nostri saranno migliorate, soprattutto se verrà ritrovata lucidità in regìa e una difesa più attenta e reattiva e braccia alzate a contrastare gli avversari. E, a questo proposito, di fronte alle scorribande degli esterni ucraini (particolarmente efficaci anche Tkachenko ed Herun) perché non aver dato una prova d’appello a Pajola, considerato il miglior difensore azzurro?