L’Italia ha chiuso Eurobasket 2022 ancora una volta con un pugno di mosche in mano.  E’ brutto dirlo, a maggior ragione dopo i tanti meriti e complimenti ricevuti per il doppio confronto contro Serbia e Francia. Ma purtroppo il risultato è sempre quello, come un anno fa quando proprio contro i francesi ci siamo giocati fino ad un minuto dalla fine la semifinale olimpica di Tokyo 2020. Proprio come all’Europeo 2015 quando contro la Lituania abbiamo avuto il possesso per accedere alla semifinale, prima di perdere al supplementare. Gira e rigira, la situazione è sempre la stessa, una Nazionale che riesce anche ad appassionare, ma che alla fine non riesce a centrare un risultato importante da tempo. Qualcuno potrà dire: ma come, e il preolimpico vinto lo scorso anno? Certo, nessun si dimentica dell’impresa di Belgrado, ma non è stata di certo una medaglia da appendersi al collo.

L’Italia del ct Gianmarco Pozzecco non ha giocato un buon girone, e non solo per la sconfitta sanguinolenta contro l’Ucraina. Il gioco non è mai stato continuo, a tratti ha latitato, eppure ci si poteva aspettare di tutto. Un po’ come contro la Grecia dove ad un black out che poteva costare caro ha risposto con una reazione d’impeto, di voglia, di aggressività andando ad un passo da un’altra impresa, che avrebbe cambiato le sorti del piazzamento per gli ottavi di finale ma che proprio come a Belgrado non avrebbe consegnato nessuna medaglia da appendersi al collo. Perché poi, vuoi o non vuoi, sono i risultati quelli che contano, e purtroppo per l’Italbasket questi latitano da anni ormai. Ma quello che si è visto nelle due gare di Berlino è parecchio interessante. Dunque, aspettiamo prima di etichettarlo come già in parecchi stanno facendo.

Simone Fontecchio 8: tutti lo indicheranno per i liberi sbagliati o l’appoggio che ci avrebbero potuto garantire la vittoria contro la Francia e la conseguente prosecuzione del cammino, ma è da un anno abbondante che l’ex Virtus ed Olimpia è l’Italia. Ha raggiunto un grado di maturazione tale che non ha paura di prendersi responsabilità, ed è anche per questo che gli Utah Jazz l’hanno portato dall’altra parte dell’oceano. Poche forzature, silente aspetta il momento giusto per colpire, e se non segna si rende utile con un assist o una buona difesa. E’ ancora incredibile da spiegare la parabola che ha avuto in due anni giocati all’estero.

Nicolò Melli 7,5: l’uomo che è stato capace prima di fermare Nikola Jokic, e poi Rudy Gobert. Gli è entrato sotto pelle ed ha realizzato due clinic difensivi che andrebbero mostrati ad ogni settore giovanile. Forse il giocatore meno sostituibile di chiunque altro in questa Nazionale, e quello che sa rispondere ‘presente’ meglio di chiunque altro. Perché se c’è da sacrificarsi e difendere, lui c’è. Perché se c’è da essere aggressivi ed attaccare, lui c’è. Perché se c’è bisogno di segnare un tiro pesante, lui c’è.

Gigi Datome 7: l’esperienza fatta persona. Per via del fisico e dell’età non gli si poteva chiedere di essere continuo per tutto l’arco della singola partita, e questo Pozzecco lo sapeva benissimo dopo lo scudetto vinto insieme appena pochi mesi fa. Ma il capitano è sempre il capitano, il fuoriclasse che segna quando gli altri non ci riescono, per un motivo o un altro. E poi quelle giocate di pura astuzia, come i rimbalzi scippati dalle mani degli avversari, o gli sfondamenti subiti ad interrompere i contropiede.

Marco Spissu 6,5: se c’è un giocatore che è letteralmente cambiato tra Milano e Berlino, questo è senz’altro lui. Nel girone si è spesso limitato a svolgere il compitino, quasi a non volersi prendere responsabilità. Poi contro la Serbia prima e la Francia poi ha liberato il folle che era in lui, assomigliando per caratteristiche tanto fisiche quanto caratteriali proprio al suo allenatore.

Pippo Ricci 6,5: di una utilità pazzesca, che non è certamente esule da errori, ma che s’impegna il doppio per rimediare. Senza paura si è preso tiri importanti che ha anche mandato a segno come fosse lì per fare solo quello. Ha battagliato, si è dimenato, ed ha sempre meritato lo spazio che gli è stato concesso.

Alessandro Pajola 6,5: il suo apporto alla fine è stato decisivo, perché se c’è qualcuno che può incidere fattivamente per le sorti di una partita pur senza segnare nemmeno un punto, questo è proprio lui. Quando si tratta di dover difendere, di dover sudare la maglia, non ha eguali, ed è proprio per questo che si è guadagnato lo spazio dopo aver iniziato in fondo alle rotazioni, lasciato nel dimenticatoio. Quando Pozzecco ha dovuto cercare e trovare nuove energie, non se l’è fatto dire due volte.

Achille Polonara 6: giocatore che forse appare meno di quanto realmente faccia, anche perché vive di troppi alti e bassi nella stessa partita. Quando riesce ad incidere offensivamente si carica anche difensivamente. Ma da lui ci si può aspettare di tutto, perché con quelle capacità e quel fisico può tutto. La tripla folle contro la Serbia è la sua personale fotografia di questo Eurobasket.

Stefano Tonut 6: la più grande incognita dell’avventura azzurra, perché per i mezzi che possiede ci si aspettava sicuramente di più in quanto ad apporto offensivo. Anche perché è stato uno dei pilastri di questa Nazionale per minutaggio. Però se non imbeccato, è riuscito davvero pochissime volte ad incidere.

Nico Mannion 6: una sufficienza per incoraggiarlo, perché è il futuro dell’Italia e perché evidentemente veniva da un anno poco felice. Ha però dimostrato di non perdere mai la fiducia in sé stesso, di provare ad essere aggressivo quando attaccava il ferro con continuità, e d’impegnarsi anche in difesa (memorabile la rubata per il vantaggio contro la Francia) che resta il suo tallone d’Achille.

Paul Biligha 6: alzi la mano chi non lo vorrebbe sempre nella sua squadra. Se c’è bisogno di aggressività, energia, durezza difensiva, non si può non ricorrere al gladiatore di Perugia. Non ha mai sfigurato quando chiamato in causa, per quelle che ovviamente sono le sue caratteristiche.

Tommaso Baldasso 6: aggregato al gruppo ha portato il suo apporto negli scampoli di minuti che gli sono stati concessi. Sempre pronto alla giocata, ma per lui niente più.

Amedeo Tessitori 6: ancor meno spazio per lui che è stato richiamato giusto in tempo per prendere il posto dell’infortunato Gallinari. La sua una sufficienza più per dirgli grazie comunque.

Gianmarco Pozzecco 6,5: la sua principale qualità è quella di coinvolgere tutti. Lo sapevamo, lo faceva da giocatore, lo fa adesso da allenatore. Parla con il suo staff continuamente e spesso ha ceduto la parola proprio ai collaboratori. Dopo un girone così così, a Berlino si è vista una squadra per nulla frenetica, anche quando c’era da inseguire, ma soprattutto capace di entrare sotto pelle agli avversari in difesa. Ecco, queste sono due cose interessanti che si spera possano essere approfondite in futuro. Il Poz però resta il Poz, e dunque l’istinto prevarrà sempre e comunque.

Giovanni Bocciero