di Maurizio Roveri

E’ mancato un soffio. Un pizzico di energia, un attimo in più di lucidità. E la festa, nella sera della primissima partita di Euroleague femminile a Bologna, sarebbe stata completa. Le ragazze della V nera l’avrebbero meritata, la vittoria. Hanno combattuto con coraggio. Con ammirevole spirito competitivo. Contro una squadra tosta, solida, esperta, cinica e importante, che perfettamente riflette la maturità e l’ampia conoscenza internazionale di un Club – il francese Tango Bourges – che da 22 anni percorre le strade d’Europa, mostrando fieramente un palmares di 3 Euroleagues vinte (1997, 1998, 2001), 1 Coppa Ronchetti(1995) e i recentissimi due trionfi in Eurocup, l’ultimo dei quali particolarmente squillante: quel +36 ai danni della Umana Reyer Venezia il 5 aprile 2022.

La V nera delle ragazze – lo voglio sottolineare ancora una volta – è nata appena 3 anni fa. Nel 2019. Quando il “patron” Massimo Zanetti ha fortemente voluto che la mitica Virtus Pallacanestro, quasi novant’anni di storia importante, avesse anche la Sezione Femminile.
Come dentro una favola. Dalla fondazione alla prima partita di campionato giocata sul parquet del Madison di Piazza Azzarita (autunno 2019, affrontando Vigarano Mainarda) e poi… una semifinale dei playoff nel 2021 e la finale-scudetto della primavera scorsa perduta davanti allo squadrone della Famila Wuber Schio. E adesso l’avventura in Euroleague. Una fiaba che in un certo senso ricorda Cenerentola al Ballo delle debuttanti.

L’Eurolega rappresenta un grande passo per la Virtus Segafredo. E’ il mondo dei Top Team, dove la distanza con la LBA italiana è davvero notevole. Un’esperienza impegnativa, difficile. Dura ma, al tempo stesso, stimolante da affrontare.
Ebbene, nelle prime due sfide di quest’avventura la Virtus Segafredo ha mostrato di poterci stare. In Euroleague. Non ha la faccia tosta e le malizie di chi a livello internazionale c’è da tempo. Ed ecco spiegato perché alla V nera sono scivolati via dalle dita due successi sulle ultimissime beffarde curve di battaglie intense e gonfie di emozioni: -2 a Valencia (con quel canestro di Queralt Casas viziato da una evidente infrazione che gli arbitri preferirono non vedere…) e il -3 ieri sera a Bologna. Un 61-64 che lascia l’amaro in bocca, poiché a 4’15” dal termine del terzo periodo la Segafredo era avanti di 10 lunghezze: 49-39, su due tiri liberi bene eseguiti dalla ventenne Alessandra Orsili.
Ecco, quello sarebbe stato il momento giusto per dare la spallata. Con il quintetto che il +10 lo aveva confezionato. Comprendo anche la scelta di fare dei cambi per dare un po’ di riposo in panchina a Iliana Rupert e a Ivana Dojkic, che già avevano speso tanto. Qualche attimo più tardi è rientrata Cheyenne Parker (in serata grigia, intrappolata dalla difesa molto fisica della squadra francese) al posto di Olbis André e Francesca Pasa per Alessandra Orsili. Spazio anche a Beatrice Del Pero.
Su queste rotazioni la Virtus ha purtroppo perso ritmo ed equilibri. E di conseguenza la possibilità di allungare. Il Tango Bourges ha potuto respirare. E con pazienza, e una difesa decisamente aggressiva (che strano, in questa gara sono stati assegnati più tiri liberi al Bourges…) il gruppo francese ha recuperato. Rimanendo aggrappato alla partita.

In un ultimo quarto vissuto come un estenuante braccio di ferro, sul filo del rasoio, la Virtus ha retto abbastanza in difesa ma ha faticato tanto a trovare la strada del canestro. 61-61 a 94” dalla fine. Nell’arrivo in volata ha prevalso il cinismo del Bourges, un gruppo che in Coppe europee ne ha giocate parecchie di partite punto a punto come questa. La V nera invece non ha avuto sufficiente lucidità nell’ultimo minuto e mezzo.
Cecilia Zandalasini, meravigliosa, 22 punti, 8 rimbalzi e 22 di Efficiency, è stata la migliore in campo. Prestazioni intense anche quelle firmate da Iliana Rupert e Ivana Dojkic. Il problema è che il roster della V nera continua ad essere corto e allora succede che Zandalasini debba tenere il campo per 33’30”, Dojkic per 33’23”, Laksa 31’39”, Rupert 31’26”. Con questi minutaggi e il doppio impegno Eurolega-campionato italiano, la squadra bianconera potrebbe rischiare di trovarsi molto in affanno fra qualche mese.
Dunque, mi sento di insistere sul concetto di “completare” questo gruppo. Cosa che non servirebbe soltanto in partita ma sarebbe anche molto utile per rendere gli allenamenti più competitivi.
Sto aspettando l’ingaggio della quinta giocatrice straniera. Come hanno i roster  di diversi Club di Eurolega (c’è anche chi ne propone sei e addirittura sette di straniere).

Frattanto, è stato importante l’avere piacevolmente scoperto un aspetto importante. Che definisco bellissima realtà. La Femminile di Bologna adesso ha un pubblico. Duemila spettatori ieri sera al PalaDozza. Che hanno apprezzato l’applicazione, l’agonismo, lo spirito della squadra di coach Ticchi (indipendentemente dalle 44 conclusioni a canestro sbagliate e dalle 17 palle perse). La gente si è innamorata di queste ragazze virtussine. Che gettano il cuore nelle battaglie. E le ha sorrette, incoraggiate. Con applausi, canti e cori. Un’atmosfera così non l’avevo mai vista prima per la Virtus Segafredo.
Si è creato un bellissimo feeling. Che sarà necessario si ripeta domenica alle 15,30 nella delicata partita contro il Geas in campionato,
Ora si può dire. C’è qualcosa di nuovo a Bologna.