Vincitore della coppa di Ungheria, medaglia di bronzo in Polonia, con altri importanti traguardi raggiunti in Europa tra Slovacchia, Finlandia, oltre che ad un’importante partecipazione in EuroCup nella stagione appena conclusa.

Questo è l’identikit di Oliver Vidin, quarantaseienne allenatore di Skopje, ma di passaporto serbo, che ha condiviso con Basket Magazine interessanti considerazioni sul basket europeo. Prima di tutto, tuttavia ina

L’episodio più recente della parabola professionale di coach Vidin ha avuto luogo in Ungheria, dove, subentrato a stagione in corso, il professionista serbo ha portato lo Szolnoki Olaj a vincere una Coppa nazionale e, successivamente, a raggiungere una finale playoff che, al momento del suo arrivo, sembrava un miraggio.

Il capolavoro ungherese

Con un filotto di quattro vittorie nelle ultime cinque partite della stagione regolare, Vidin è infatti riuscito ad invertire la tendenza di una compagine che, prima del suo arrivo, aveva collezionato una media da retrocessione di quattro successi e sei sconfitte. Il segreto? Chiarire le gerarchie.

“Appena arrivato sono subito intervenuto sull’atmosfera in spogliatoio al fine di compattare un gruppo che, secondo me, grazie al gioco di squadra avrebbe potuto raddrizzare una stagione che pareva compromessa. Sul lato tattico, poi, ho convinto i miei ragazzi a difendere e a giocare a ritmi alti” ci ha spiegato Vidin.

L’importanza del playmaker

Tra i giocatori a disposizione del quarantaseienne coach serbo vi è stato Strahinja Jovanović, con il quale Vidin ha ricreato un tandem vincente, che già nella stagione 2020-2021 era riuscito a portare lo Śląsk di Breslavia (Wrocław) ad un inaspettato terzo posto, dietro alla Stal Ostrów Wielkopolski di Igor Miličić e Mark Ogden, ed al Zastal Zielona Góra di Žan Tabak e Geoffrey Groselle.

“Munja [come Jovanović è stato soprannominato da coach Vlade Đurović in gioventù, M.C.] è una persona sulla quale posso sempre fare affidamento. Mi è stato di enorme aiuto allo Szolnoki, grazie soprattutto alla sua capacità di comprendere al volo che cosa, da allenatore, aspetto dai miei giocatori” ha affermato il professionista nativo di Skopje.

Che Jovanović sia per il nativo di Skopje un giocatore dalla grande importanza non soprende più di tanto, anche perché coach Vidin punta molto sulla figura del playmaker nel costruire le proprie squadre.

Un avvio di stagione difficile allo Śląsk

Del resto, è stata proprio la mancanza di guardie che, ad inizio stagione, ha compromesso l’esperienza di Vidin allo Śląsk di Breslavia, dove il coach serbo è tornato durante il mercato estivo.

Il processo di reclutamento di Vidin allo Śląsk, travagliato per via dei ‘no’ pesanti riscossi dal club della Bassa Slesia da parte delle prime scelte, Jure Zdovc e Max Menetti, è stato un ulteriore elemento che ha comportato un avvio di stagione sotto le aspettative.

“A Breslavia ho tanti amici, dentro e fuori dal club, così sono tornato. Purtroppo, col mercato siamo partiti in ritardo, con problemi soprattutto nel reparto guardie, ma pur senza playmaker abbiamo vinto 2 partite su 4, così come il Trefl Sopot di Žan Tabak, poi arrivato in finale. Ciononostante, sono stato esonerato. Credo, tuttavia, di avere fatto il massimo: senza guardie, con impegni sia in Polonia che in EuroCup, vincere è dura” ci ha raccontato il coach nativo di Skopje.

Difesa e transizione

Le guardie, dunque, che secondo il credo cestistico di coach Vidin devono essere capaci di difendere aggressivo, anche sui lunghi, oltre a passare la palla, e, soprattutto, segnare. Nel frontcourt, il coach nativo di Skopje preferisce lunghi versatili che sappiano, anch’essi, segnare oltre a difendere sui piccoli.

Una difesa a tutto campo, che possa creare situazioni di vantaggio in transizione, è, infine, un ulteriore elemento di rilievo nella filosofia cestitica di Vidin.

“I playmaker sono fondamentali – ha argomentato il professionista serbo – Al Szolnoki, con due guardie di spessore come Jovanović e Pongo, abbiamo cambiato una stagione in positivo”.

Attenzione fissa sull’Italia

Considerato da Jasmin Repeša come suo vice alla Fortitudo Bologna nell’estate del 2021, Vidin è sempre attento al basket italiano, che ritiene particolarmente interessante non solo per via dell’alto tasso tecnico, ma anche per un equilibrio che, sia in Serie A che in Serie A2, permette a chiunque di battere il proprio avversario, a prescindere da budget, status e blasone.

“La Fortitudo? No, non mi ha cercato, come qualcuno ha scritto sulla stampa locale. Ho già firmato altrove, ma ciò non toglie che un domani, dovessero esserci le condizioni, la Effe mi piacerebbe allenarla. Oltre a Bologna, in Serie A2 ho tenuto d’occhio anche Trieste, che sono contento sia riuscita a tornare nella massima serie” ha dichiarato Vidin.

“In LBA, oltre ad Olimpia, Virtus e Reyer, ho seguito con particolare interesse Napoli e Brescia per via di Igor Miličić ed Alessandro Magro, che ho conosciuto di persona in Polonia” ha poi concluso il coach serbo.

Matteo Cazzulani