di Maurizio Roveri
E dunque, la Virtus Segafredo ha mandato fuori di testa i vicecampioni di Euroleague. Là, a Madrid, nel loro tempio. Dove il Real, venerdì della settimana scorsa, aveva fatto polpette della Crvena Zvezda che a malapena era arrivata a segnare 56 punti. Stavolta, la difesa dei “blancos” madridisti è stata fatta saltare in aria. Colpita al cuore da una V nera impressionante per solidità, per saldezza di nervi, per atteggiamento mentale, per organizzazione. Per la pazienza e la lucidità con le quali ha cercato, e spesso eseguito, le scelte giuste.
Ha cambiato pelle, la Virtus. Una settimana fa usciva con le ossa rotte dalla Stark Arena di Belgrado, demolita dal Partizan, umiliata sotto il peso di un passivo di 28 punti, fatta sentire piccola e confusa da Nunnally, Lessort e compagni. Ed eccola, sette giorni dopo, gonfia di convinzione e di coraggio, andare a confezionare una prestazione enorme da 95 punti a Madrid. Dimostrandosi più grande dei colossi del Real. Una Segafredo che, disegnando la sua importante partita, è stata accompagnata da “numeri” che ne indicano la raggiunta compattezza: 66.7% nelle conclusioni da 2 punti (26 su 39), 35.3% nel tiro dalla lunga distanza (6 su 17), l’80.6% nei tiri liberi (25 su 31), un buon equilibrio fra palle recuperate e palle perse. Veniva, la V nera di Bologna, da quattro gare nelle quali aveva offensivamente prodotto poco. Troppo poco, senza mai arrivare ai settanta punti: 66, 66, 65,62. Al punto d’essere l’ultimo attacco dell’Euroleague. Di colpo, l’Urlo. Un grande urlo, roba da… fare impallidire Edvard Munch. Mettendo angoscia nel cuore del Real Madrid.
Trenta punti segnati in più rispetto a prima, e proprio nella notte d’una sfida gonfia di prestigio e di fascino. Sì, i 95 punti di ieri sera hanno rovinato la media. Felicemente rovinato. Adesso la V nera non è più l’ultimo attacco.
Com’è stata possibile questa improvvisa trasformazione?
Semplice. Una settimana in più di duro, intenso, meticoloso lavoro in palestra. Senza contrattempi. Crescendo nella condizione fisica. Arrivando, ogni giorno che passa, a conoscersi meglio. Il piacere di stare insieme. Sviluppando una identità di gruppo, il sistema di gioco, gli equilibri. Condividendo idee tecniche e princìpi tattici. Soprattutto, migliorando nell’abilità di passarsi la palla.
Questa bellissima vittoria sul campo dei vicecampioni d’Europa (e vorrei ricordare che il Real Madrid Baloncesto nella sua straordinaria Storia è salito 10 volte sul tetto d’Europa, ha trionfato 5 volte in Coppa Intercontinentale, ha vinto 36 volte la Liga ACB) non è venuta per caso. Bensì, è figlia della programmazione, di sviluppo, e di un processo di crescita che adesso ha cominciato a far vedere i suoi frutti.
Come è riuscita la Virtus Segafredo a mettere in difficoltà il Real e limitarne il grande potenziale?
Primo punto. L’atteggiamento giusto. Affrontando con coraggio e personalità colossi come Walter Tavares (2,21 x 120 chili e una spaventosa apertura di braccia di 2 metri e 36 centimetri), Guershon Yabusele (2,03 x 120 chili), Peter Cornelie (2,11 x 100 chili) e uomini di grande classe come Sergio Llull, il Chacho Rodriguez, il fortissimo argentino Gabriele Alejandro Deck, il croato Mario Hezonia, e Dzanan Musa ala di 2,06 della Bosnia-Erzegovina che quattro anni fa, da diciottenne-diciannovenne, ha fatto parte per due stagioni del roster dei Brooklyn Nets.
Secondo punto. Il piano-partita preparato magistralmente da coach Scariolo e interpretato con efficacia dai suoi giocatori. “Don Sergio” è il timoniere che ha portato la Nazionale spagnola a conquistare il titolo mondiale (Cina 2019) e a vincere per quattro volte l’Europeo (fra il 2009 e il 2022). La pallacanestro di Spagna non ha segreti per lui. E dunque, sa come va affrontato il Real Madrid e quali sono i punti vulnerabili dei Blancos. Ieri sera coach Scariolo ha “portato a scuola” Chus Mateo, che sembra in difficoltà nel raccogliere la pesante eredità di Pablo Laso alla guida del Real. La pressione è forte, il potenziale della squadra fatica a decollare, e c’è chi in questa partita non gli ha dato una mano (Sergio Llull, il Chacho Rodriguez, Alberto Abalde, Adam Hanga).
Terzo punto. La pazienza. La pazienza dei virtussini nell’eseguire, insieme, tutto ciò che è necessario fare. Con massima concentrazione, rimanendo sempre compatti, senza mai disunirsi. La pazienza nel controllare i ritmi. La pazienza nel cercare di confezionare le cose per bene, in semplicità e concretezza, evitando forzature e palle perse. La pazienza nell’aspettare il momento giusto per afferrare con decisione l’iniziativa e l’inerzia. La pazienza dimostrata di fronte alle insidie e ai contrattempi. Ad esempio, quando – pronti via – dopo appena 45” Mam Jaiteh s’è trovato due falli sul groppone. E qualche minuto più tardi stessa sorte per Jordan Mickey, al quale addirittura gli arbitri hanno fischiato il terzo personale prim’ancora che terminasse il primo tempo. Una situazione delicata, condizionante. La Virtus è rimasta serena, concentrata. Non si è fatta turbare.
“Perdere la pazienza significa perdere la battaglia”, diceva Mahatma Gandhi. In questa frase c’è una grande lezione di vita. La Virtus Segafredo ieri sera, allo Wizink Center di Madrid, ha conservato calma e pazienza. Sempre. Disciplina, lucidità e organizzazione. Ecco, con queste risorse ha sorpreso e innervosito il Real. E queste risorse hanno rappresentato la forza mentale con la quale il gruppo virtussino è stato capace di balzare sul +15 (82-67) al quarto minuto dell’ultimo periodo. La forza mentale che lo ha poi sorretto quando s’è trattato di respingere l’energica (seppure un tantinello scomposta) e rabbiosa reazione di un Real Madrid che, aggrappandosi al “tiro pesante”, s’era portato a -2 nell’ultimo minuto.
Quarto punto. La Virtus Segafredo questa partita l’ha vinta esprimendosi stupendamente “di squadra”. Tutti uniti. Tutti sintonizzati sulla stessa frequenza. Tutti a parlare lo stesso linguaggio tecnico. Il piacere di aiutarsi, di comunicare. Meno palleggi, più passaggi rapidi. Efficace circolazione di palla. A sorprendere e a graffiare un Real Madrid alquanto lento nei rientri difensivi.
Che sia stata una limpida vittoria di squadra lo dimostra il fatto che cinque giocatori sono andati in doppia cifra per punti segnati: 18 Iffe Lundberg, 16 Ismael Bako, 14 Milos Teodosic, 12 i due francesi Mam Jaiteh e Isaia Cordinier. E cinque in doppia cifra anche nel PIR (Performance Index Rating): 22 Bako, 17 Lundberg, 16 Cordinier, 10 Jaiteh e Teodosic.
Ma quanta utilità per la squadra da parte anche degli altri. Un Daniel Hackett importantissimo, in coppia con Iffe Lundberg nella guida della squadra, in quel terzo quarto da 27 a 19. E inoltre, l’umile prezioso lavoro difensivo di Pajola, Weems, Ojeleye.
Quinto punto. Sapiente gestione di Sergio Scariolo. Perfetto, nella scelta di rotazioni “asciugate”. Ha coinvolto dieci giocatori (lasciando in panchina per questa partita Belinelli e Mannion, che certamente troveranno ampio spazio nella partita di campionato, sabato 29 ottobre a Sassari. Interessante l’utilizzo di Milos Teodosic come arma tattica. Nel delicato finale la presenza del Genio di Valjevo, con la sua esperienza e le sue “letture”, è stata importantissima.
Sesto punto. Il partitone di Ismael Bako. S’è fatto trovare immediatamente pronto quando Scariolo dopo una quarantina di secondi ha dovuto togliere Jaiteh penalizzato da 2 falli. Il ragazzo belga ha belle motivazioni, una faccia sveglia, impara in fretta, sa tenere il campo. Senza paura è andato a battersi con Tavares.
Coinvolto e coinvolgente, Bako. I compagni di squadra lo hanno “cavalcato” e lui ha accettato la responsabilità. Ha sfidato i “lunghi” del Real andando a guadagnarsi 6 falli e dalla lunetta ha tirato i liberi con pulizia e con il 72.7% (8 su 11). Oltre al 4 su 5 nelle conclusioni dentro l’area, andando con atletismo e rapidità ad attaccare il ferro. E’ stato nominato MVP della partita, Ismael Bako. Giusto. E ora la Virtus sa che su di lui può fare molto affidamento.