di Maurizio Roveri

Vecchie storie, vecchi difetti. La Virtus Segafredo si butta via. Ancora una volta. Terza occasione sciupata sulle strade di questa Euroleague faticosa, estenuante, esasperante. Beffarda e crudele, come può esserlo una sfida che la Virtus Segafredo aveva in pugno sul 24-12 e poi… perduta all’overtime.
Il gruppo bianconero aveva recuperato l’inerzia nell’ultimo quarto (dopo un terzo periodo di errori difensivi) afferrando controllo e iniziativa, con il sorpasso firmato da una tripla mozzafiato di Milos Teodosic. Se “Micione” Jaiteh avesse imperiosamente scaraventato nel canestro il pallone del +4 a trenta secondi dal termine dei tempi regolamentari, anziché morbidamente cercare un appoggio… sbagliato, starei ora commentando un’altra storia. Un altro destino.
E poi…
E poi, sembrava quasi definitivamente ripresa con la prodezza di un ottimo Daniel Hackett per l’83-80 a 1’02  dal termine del tempo supplementare. Virtus che era ancora con il muso avanti (85-83) a 34”7 su un canestro di Iffe Lundberg. Prima di “dimenticare” colpevolmente l’unico, l’unico giocatore che non si doveva lasciar libero di colpire duro da 3 punti: Derrick Williams. Un Derrick Williams decisamente “on fire”.

Sprecata una vittoria che era a portata di mano. Ad Atene, ieri sera. Come a Kaunas, il 18 ottobre. Come nel Madison di Piazza Azzarita di fronte all’Asvel Villeurbanne, il 4 di novembre.
Tre date, tre partite perse. Più precisamente, regalate. Per non aver saputo graffiare quando era necessario farlo. Lasciando scivolar via dalle dita quegli attimi, fuggenti, che andavano protetti e valorizzati.

Si può discutere, anche, sulla gestione di alcuni episodi da parte degli arbitri (quando, nel dubbio, hanno preso decisioni a tutela della squadra di casa, dentro l’OAKA Olympic Indoor Hall che si stava surriscaldando di passioni).

L’orgoglio non è mancato alla Virtus Segafredo in questa aspra contesa in terra ateniese. Però, la lucidità dei pensieri è stata una luce intermittente: a volte accesa, a vote spenta. In particolare, la personalità del gruppo di coach Scariolo non è stata forte come in occasione delle trasferte a Madrid e a Milano, o nel trentello appioppato al Valencia sei giorni fa nella sera della più bella partita dipinta dalla V nera in questi primi mesi di Euroleague.

Prima di questa beffarda trasferta greca, la Segafredo con un rendimento difensivo di intensissima energia aveva fermato a 59 sia l’Armani Milano sia quel Valencia che veniva da vittorie importanti. Una V nera in evidente crescita, che aveva concesso briciole ad avversari di qualità.
Ad Atene la Virtus Segafredo ne ha concessi 88, di punti, al Panathinaikos. In un cammino che è stato di cinque minuti più lungo, è vero. Tuttavia, erano 76 i punti subiti al quarantesimo. Dopo un impeccabile e dominante primo quarto da 21 punti, 4 su 9 da due e 2 su 3 dalla lunga distanza, 7 su 8 nei liberi, 12 rimbalzi, 6 assist. E soprattutto, soltanto 12 punti concessi. Per poi raggiungere il top nelle primissime curve del secondo quarto, sul 24-12. E’ lì che la Virtus doveva prendere a spallate il mondo di un “Pana” incerto, confuso, alla ricerca di ritmo e identità. In quel momento il gruppo virtussino avrebbe dovuto succhiare il sangue ai suoi avversari. E invece… ha permesso al Panathinaikos di prendere fiducia, e a Derrick Williams di prendere fuoco.
La V nera ha accusato un evidente calo d’intensità, dal punto di vista difensivo, nel secondo quarto (26 punti concessi) e maggiormente nel terzo periodo quando in quei dieci minuti il Panathinaikos ha potuto produrre 29 punti.

I numeri. La Virtus Segafredo in questa complessa sfida è stata superiore in quasi tutte le voci statistiche: nelle conclusioni da due punti (seppure con percentuali insufficienti per entrambe le squadre), nel tiro da tre (46.4% Bologna, 44.8% Atene), nei liberi (88.9% la Virtus e 68.4% il Pana), a rimbalzo (40 contro 32), negli assist (24 a 19), Anche la Performance Index Rating è stata migliore quella del team bianconero: 99 a 95. E allora?
Allora, perché la Segafredo ha perso?
Ha perso perché… 1) il Panathinaikos ha gestito tatticamente con abilità la partita; 2) il gruppo di coach Dejan Radonjic è stato più opportunista e smaliziato nei momenti decisivi; 3) le sole stats a favore dei greci sono state le palle recuperate e le palle perse: 6 recuperi e 7 perse per il Pana, con un differenziale di -1, mentre la Virtus Segafredo ha fatto registrare 3 palle recuperate e 14 perse, vale a dire un -11 di differenziale; 4) il Panathinaikos è stato letteralmente “graziato” da Mam Jaiteh: il centro francese della V nera, servito con tempismo da Lundberg a 33” dal termine dei 40 minuti con la Virtus a +2, riceve al limite dell’area sul lato sinistro, fa un passo verso il canestro, elevazione e rilascio del pallone per l’appoggio. Conclusione infelice, la palla ballonzola sul cerchio, non entra e viene tirata giù da Williams. Ma perché, perché Jaiteh non ha scelto di andare a “inchiodare” con una prepotente schiacciata? Sarebbe stato il canestro del +4 a mezzo minuto dal quarantesimo. Troppo morbido, lì, Jaiteh. Se vuol diventare un centro da Euroleague, il francese (MVP dell’Eurocup la stagione scorsa) deve diventare più duro, più agonisticamente cattivo, più concreto. In quell’azione, che avrebbe potuto dare la vittoria alla Virtus Segafredo, ci sarebbe voluto l’urlo. L’urlo di Jaiteh. Che non c’è stato. Peccato, perché la prestazione di ieri sera è stata la più attiva di questa stagione da parte di Mouhammadou, autore d’una “doppia doppia”: 20 punti, 10 rimbalzi. E un ottimo 24 di PIR.

Strano. Strano che sull’ultima azione del Panathinaikos (l’ultima dei tempi regolamentari) la Virtus Segafredo – che non aveva problemi di falli e poteva commetterne altri due prima del bonus – abbia concesso una prolungata azione alla squadra greca senza spezzarne la manovra. E’ stato permesso a Lee di ricevere lontano dall’area, e poi scattare da destra verso il lato sinistro e arrivare indisturbato ad attaccare il ferro. Per il canestro del pareggio. La Virtus ha avuto alcuni secondi a disposizione per l’ultimo assalto. Il Panathinaikos ha difeso con grande aggressività, ma la V nera quell’azione avrebbe dovuto proporla in maniera più convinta, più incisiva.

Questa di Atene era la tipica battaglia nella quale un guerriero come Toko Shengelia (di nuovo fermo per infortunio) sarebbe stato determinante. Purtroppo la Virtus non può continuare a “regalare” un giocatore come il versatile ed esperto power forward georgiano! Soprattutto in una sera nella quale un altro “lungo”, il belga Ismael Bako, con la… testa è rimasto a Bologna.
Shengelia fino ad ora ha indossato la maglia bianconera in Euroleague soltanto due volte. E s’è trovato costretto a “saltare” sette gare su nove. Un gap che sta condizionando il cammino della V nera bolognese.