Non ci si vedeva dall’aprile del 2019, in un PalaFiera festante per la vittoria 88-77 della Forlì di Marcelo Nicola sulla Fortitudo Bologna – con la promozione in Serie A già acquisita la settimana prima – di Antimo Martino.
Il tecnico molisano in quei mesi era l’eroe per tutti i tifosi biancoblu, aveva riportato l’Aquila nella massima categoria dopo un’astinenza di dieci anni. L’aveva fatto con una vera e proprio corazzata, fatta da giocatori di grandissimo talento e di invidiabile esperienza.
Nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata e anche parecchia. Sia per la Fortitudo che per Martino stesso. Antimo è rimasto a Bologna l’anno successivo, poi è stato ingiustamente mandato via e poi riaccolto la passata stagione terminata con una bruttissima retrocessione. E ora fa le fortune proprio di Forlì… con quel Daniele Cinciarini che nell’88-77 di cui si parlava qualche riga sopra in maglia Effe segnò ben 21 punti.
La Fortitudo invece si ritrova in A2, categoria che per blasone, storia e seguito non merita, ma che tuttavia invece merita per organizzazione societaria e problematiche extra campo di cui ormai non si può fingere di non vedere. 
Forlì-Fortitudo non è mai una sfida banale, un derby emiliano-romagnolo sentito come pochi altri.
È una questione di territorio, di vecchie ruggini tra l’Emilia e la Romagna, tra due delle maggiori rappresentanti della regione tra le più floride a livello cestistico nel nostro paese.
Forlì – assieme a Cento e Pistoia – è al comando della classifica del girone rosso di A2, mentre la Fortitudo occupa la sesta piazza con un eccellente ruolino di marcia al PalaDozza (6 vittorie e nessuno stop) ma un mal di trasferta galoppante (un solo successo in 6 gare). E il PalaFiera, incendiato di tifosi per l’occasione, non è il posto più semplice per invertire questo trend.
Sarà una gara dai mille intrecci e dai corsi e ricorsi storici. La sfida, come detto, prevede la presenza di ex importanti. Antimo Martino e Daniele Cinciarini. La guardia, nonostante i 39 anni, in A2 fa ancora la differenza come dimostrano gli oltre 12 punti di media a partita. Sarà molto interessante il confronto con Pietro Aradori, finora croce e deliziosa della squadra bolognese.
Il coach invece, aspramente criticato per la gestione dello scorso anno ha ritrovato la A2 per rilanciarsi.
Sono innumerevoli i precedenti. Quello più noto risale al 2010 quando le due squadre si affrontarono nella serie finale della Serie A Dilettanti (l’attuale Serie B). In gara5, quella decisiva, al PalaFiera la Effe trionfò grazie ad un canestro miracoloso all’ultimo secondo di Matteo Malaventura. La gioia della promozione in Legadue però durò solo poche ore perché per le note vicende societarie la Fortitudo (del patron Gilberto Sacrati) non si iscrisse e dovette ripartire da zero. E questo è un po’ quello che – sinistramente – temono i tifosi fortitudini oggi. I supporter biancoblu continuano a sostenere al massimo della passione la squadra (sono sempre oltre 4mila le presenza al PalaDozza la domenica), ma allo stesso tempo non sono tranquilli per le attuali vicende societarie. Tra enormi debiti rateizzati e no, una gestione incerta non fa dormire sonni tranquilli. Questa tra le varie cose è la settimana della singolare e poco chiara situazione legata all’agente Riccardo Sbezzi.
L’amore del popolo biancoblu non vacilla, ma questo ora non basta più. A Bologna già nelle ultime settimane sotto i portici si vocifera dell’arrivo di probabili nuove forze in arrivo che potrebbero dare una maggiore solidità economica. Alla Fortitudo non serve un mecenate, ma qualcuno che possa garantire una buona base e una buona amministrazione delle risorse. Ma di questo si parlerà certamente nel futuro.
Nel presente l’attenzione è focalizzata sulla partita di domenica, alle 18, al PalaFiera.
Forlì-Fortitudo, una partita da vivere appassionatamente. 

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine l’esultanza di Matteo Malaventura dopo il canestro all’ultimo secondo