TORINO – A Torino ha vinto l’entusiasmo, la freschezza e il gruppo di Trento, confermando ancora una volta che alle Final Eight di Coppa Italia Davide può vincere contro Golia. Milano è infatti caduta con un tonfo assordante all’Inalpi Arena. I meneghini non hanno mai dato l’impressione di poter vincere la finale, e anche se in qualche frangente sono rientrati, avendo l’occasione di invertire l’inerzia, non sono riusciti a sfruttarla, dimostrando poca freddezza in quei frangenti.
All’opposto, sono stati nuovamente i due “giovani veterani” o “l’asse millenials”, come li abbiamo ribattezzati durante la manifestazione, che hanno permesso alla Dolomiti Energia di essere incoronata regina di Torino. Ellis e Niang, non a caso premiati rispettivamente come Mvp e miglior italiano, sono stati la struttura portante della squadra. Il primo con un talento sopraffino che ha veramente incantato tutti i 46 mila spettatori dei cinque giorni, il secondo invece più con l’intensità, l’energia e la voglia di vincere.

Saliou Niang e Quinn Ellis (Ciamillo Castoria)
Ad affiancarli ci hanno pensato anche giocatori che sono stati importanti per completare l’impresa. Quelli che saltano più all’occhio sono Ford, che dopo quarti e semifinali un po’ sotto le aspettative è esploso in finale, e Cale che in qualsiasi maniera possibile, anche quando le percentuali al tiro non lo hanno premiato.
Tra i tratti positivi di Trento non si può non citare Paolo Galbiati che è il grande artefice di questo successo e in generale di una stagione impressionante. Quando si elogia la bravura e la lungimiranza del coach nel dare le chiavi della squadra in mano a un 2003 e tanta responsabilità a un 2004 qualcuno potrebbe replicare con un “beh facile farlo con Ellis e Niang”, ma con il senno di poi siamo bravi tutti e invece gli attributi per farlo realmente ce li ha avuti solo uno. Anche perchè Niang prima di approdare in Trentino di certo non veniva valorizzato in questo modo a Bologna e il talento non sbuca di certo fuori dall’oggi al domani. E chissà se oggi qualcuno sotto le due torri si sta mangiando le mani.

Paolo Galbiati (Ciamillo-Castoria)
Passando all’altra panchina, si era partiti bene, perchè Ettore Messina era riuscito a spazzare via la Virtus Bologna con estrema facilità e leggere perfettamente la partita con Brescia contro l'”allievo” Peppe Poeta mettendo Mirotic su Miro Bilan e togliendo il croato dalla partita. Si è arrivati poi alla finale dove sono emerse tutte le fragilità di Milano. La cabina di regia, con Mannion in prima linea, non ha risposto presente, così come non lo hanno fatto gli uomini che solitamente riescono ad incidere con le loro fiammate: i vari Ricci, Tonut e Flaccadori. Più di tutto però si è sentita la prestazione negativa di Shavon Shields che non è mai riuscito a entrare in ritmo, come invece aveva fatto nei giorni precedenti. A far rimanere in linea di galleggiamento l’Armani ci hanno pensato Zach Leday e Nikola Mirotic, ma il loro apporto non è stato sufficiente a cambiare il risultato del match. E allora niente applausi in sala stampa per Ettore Messina, che in conferenza stampa dopo la Supercoppa vinta a inizio stagione li aveva espressamente richiesti con un sarcastico “Grazie dell’applauso“.
I cinque giorni di Torino però hanno regalato tanto, non solo una nuova vincitrice della Coppa Italia LBA. Prima di tutto perchè in LBF ha vinto la solita Schio, alla sedicesima successo in Coppa Italia della sua storia, quinto consecutivo e quarto di fila in finale con Venezia.
Si sono viste anche due esordienti alla Final Four che non hanno di certo sfigurato: la Magnolia Campobasso e la neopromossa Derthona Tortona, che si è fermata anche con la maschile al primo turno.

Campobasso prima della Semifinale (Ciamillo Castoria)
Rimanendo in tema di esordi, nella maschile ci sono stati quello di Peppe Poeta e Jamion Christian, entrambi arrivati fino in semifinale. Il primo si è trovato la corazzata di Milano contro cui Brescia è riuscita a giocarsela fino all’ultimo quarto, quando l’Armani ha sfoderato tutto il suo talento e, sottolineiamo nuovamente, tolto Miro Bilan dalla partita. Il secondo invece si è trovato senza Colbey Ross e con un Denzel Valentine acciaccato, oltre che poco lucido, contro una squadra in missione come Trento. In missione c’era anche Michele Ruzzier che ha disputato una Coppa Italia in modalità eroe chiudendo la semifinale con il massimo in carriera in LBA: 25 punti, conditi in più da 5 assist e 2 rimbalzi.

Michele Ruzzier (Ciamillo-Castoria)
Quello che poi è stato positivo è stato l’approccio dopo la partita di entrambi i tecnici. Poeta orgoglioso e sorridente del risultato raggiunto, poi è chiaro che l’amarezza per una sconfitta non svanisce in pochi minuti, ma la consapevolezza che quello fosse un passo di un percorso più lungo. Così come più lungo è il percorso di Trieste che dopo la sconfitta in semifinale si è presentata non solo con Christian, ma anche con il GM Arcieri a supportare e a sottolineare la convinzione della crescita della squadre e del cammino intrapreso la passata stagione.
Tutto questo spettacolo a spicchi si è realizzato all’interno di una cornice sempre affascinante come quella dell’Inalpi Arena. Una vera e propria Kermesse che ha visto sfilare, oltre a qualche influencer o “vip” a casaccio, i grandi della pallacanestro italiana, a partire da Carlton Myers, Gianluca Basile, Andrea Capobianco, Luca Vitali, Gianmarco Pozzecco, Salvatore Trainotti, Gigi datome, Marco Ramondino, Gek Galanda e tanti altri.
In foto Trento che festeggia (Ciamillo Castoria)
Alessandro di Bari