Alla fine i pronostici hanno avuto ragione, il Real Madrid vince la finale per il titolo contro Murcia facendo valere il proprio tasso tecnico e fisico, la favola di Murcia che aveva lasciato per strada due giganti come Valencia e Málaga finisce nonostante i ragazzi di coach Sito Alonso abbiano dato oltre il 100% per provare a giocarsela fino in fondo.

In tre gare l’UCAM non ha mollato mai, tenendo testa a lungo al talento, alla profondità e al blasone dell’avversario, e si è sempre dovuto arrendere alla distanza, quando le rotazioni più corte hanno portato con sé litri di acido lattico nelle gambe di Dusan Sleva e compagni.

Vince il Real del maturo Musa (18 punti) e del Core ‘ngrato Facundo Campazzo che proprio qui aveva trovato la propria consacrazione e si era definitivamente lanciato nel basket che conta.

Esce tra gli applausi dei 7500 del Palacio de los Deportes la squadra di casa, con Dylan Ennis (18) che ha concluso la sua miglior stagione in terra iberica dopo la sofferta salvezza in quel di Zaragoza.

Due titoli di vicecampione per un’annata tanto agrodolce quanto storica; il prossimo anno si ripartirà da Sito Alonso, si ripartirà con ancor più voglia di stupire.

LA CRONACA

Il Real prova subito ad azzannare la gara, dopo un minuto e mezzo Sito Alonso è costretto a chiedere il time out sullo 0-5.

Murcia si scuote dopo le quattro chiacchiere con il proprio coach e inaugura il suo score dal perimetro con Ennis, poi impatta a quota 13 grazie soprattutto al buon lavoro di Kurucs in area.

Aggiustata la difesa, la squadra di casa trova anche il sorpasso nel finale di primo quarto, 19-17 è il risultato alla prima pausa, a scapito di un Real sorpreso in cui solo Musa (6 punti nei primi 10’) sembra connesso al match.

Alonso decide di allungare la difesa in avvio di seconda frazione e ne raccoglie presto i frutti con un parziale di 8-0 sull’asse Radebaugh-Radovic (29-21), stavolta è Chus Mateo a fermare i giochi per interrompere l’inerzia avversaria.

Ma senza successo.

Murcia, confortata dalle buone percentuali dalla distanza, tocca il +9 (34-25) con la quinta tripla su 8 tentativi, poi allunga fino al 38-28.

L’unico a tenere la barra dritta tra gli ospiti è Llull, suoi 9 dei 15 punti messi a referto nel secondo quarto. È grazie a lui che le distanze, all’intervallo lungo, restano di 8 punti (40-32).

Al rientro in campo, però, è un altro Real Madrid quello che si presenta ai granata.

Se Tavares, con una brutta gomitata a Sleva, peggiora inizialmente le cose e viene sanzionato con un sacrosanto fallo antisportivo, Musa, Hezonja e Campazzo riprendono il filo della gara e si trasformano.

Sono proprio loro, con 30 punti segnati, a guidare il parziale di 34-16 con cui i merengues rivoltano le sorti della partita come un calzino.

Murcia resiste per metà tempo, ma al 25’ è sorpasso al termine di un break di 13-0 (53-58).

È anche l’occasione giusta per scappare, altro parziale di 8-3 e 56-66 all’ultimo giro di boa.

L’UCAM, come al solito, non molla e si riavvicina in apertura di quarto periodo ma viene penalizzata dai falli, 26 contro i 14 segnalati agli avversari, il tutto nonostante un frequente utilizza della zona 2-3.

Decisiva è la perdita, per il quinto personale, di Diagne e Morin; senza lunghi, i padroni di casa devono arrendersi, pur con la testa alta.

Il Real Madrid vince la sua 37ma liga da imbattuto nei playoff, a sollevare il trofeo è Rudy Fernández, alla sua ultima apparizione con una maglia di club.

Va però fatta una chiosa.

Nell’albo d’oro resta sempre il nome del vincitore, tuttavia ci sono perdenti che resteranno nel cuore. Murcia, a cui non è riuscita la terza impresa consecutiva, si è guadagnata un posto nella storia e nei ricordi del basket iberico.

Forse, vista la sconfitta, non raggiungerà le vette della Manresa di Joan Creus, ma possiamo scommettere che, in un campionato troppo spesso conclusosi con il Clásico, si parlerà degli universitari terribili anche tra qualche anno.

Con nostalgia.