Primo maggio (“su coraggio”… ce ne vuole!). I giocatori della Fortitudo Bologna, il giorno della festa dei lavoratori, onorano perfettamente il dettame non scendendo in campo per fare il proprio… lavoro!
E quindi il primo maggio 2022 l’Aquila perde con Napoli ed è ufficialmente la seconda squadra – dopo la Vanoli Cremona – retrocessa in A2.
È stato un epilogo terribile, triste che fa male e che spezza il cuore un po’ a tutti gli appassionati. Ed è proprio così perché se da un lato la Fortitudo saluta la Serie A, anche la Serie A perde la Fortitudo. Una piazza che – anche per il derby con la Virtus – vive di pallacanestro e passione 365 giorni all’anno.
Ed è con la peggior prestazione offensiva dell’anno – assieme ad un divario a rimbalzo al limite dell’imbarazzante – che la Effe cade davanti al proprio pubblico, in un PalaDozza che mai ha smesso di incitare la squadra.
Ma probabilmente, se si analizza il tutto in maniera più ampia e generale, è una retrocessione “giusta”, quasi annunciata. Il colpo di grazia è arrivato domenica sera, ma la tavola era già apparecchiata da diverse settimane.
Questa retrocessione è frutto e la normale conseguenza di scelte sbagliate, una dopo l’altra, che si ripeto da mesi e mesi. Si parla di scelte societarie in primis e poi anche ovviamente di scelte tecniche.
Da anni in casa Fortitudo non si parla (e non si vede) di progetto e programmazione. Si è speso e sperperato tanto (molto più di diverse squadre di Serie A) anche facendo il passo più lungo della gamba. Per esempio l’acquisto di nomi altisonanti (poi rivelatosi dei veri flop) nel mercato estivo durante la pandemia che ha tagliato le gambe all’economia mondiale. Oppure l’approdo in Europa dopo una sola stagione – non completa –  in Serie A. E, in ultimo ma non certo per importanza, anche una non continuità tecnica: quattro allenatori e quasi quaranta giocatori diversi in due anni… E così di conseguenza la qualità, anche in campo, è venuta decisamente meno.
Perciò la retrocessione è arrivata ufficialmente in questi giorni, ma le “basi” erano già state messe tempo addietro.
Ora comincia un’altra importante stagione per la Fortitudo. Quella che si vivrà per tutta l’estate. Questa società non è più spendibile, soprattutto in Serie A2. Non ha più la fiducia di nessuno e la piazza gli è contro. Persino la Fossa dei Leoni – cuore pulsante del tifo biancoblu – si è espressa direttamente e in maniera netta con striscioni e cori durante le ultime partite casalinghe. La scelta più saggia e normale sarebbe quella di cedere il timone a chi ne ha più le competenze e le possibilità per continuare a garantire un futuro a questo club ricco di storia e passione. Ma si sa, chi è disposto a prendersi in carico tutto ciò? Le voci già sono partite, ma in realtà – ad oggi, per quanto ci risulta – non c’è proprio nulla di concreto. Sulla testa della società fortitudina penda la spada di Damocle degli oltre 4 milioni di euro di debiti. È noto che è stata presentata una richiesta all’Agenzia delle Entrate per spalmare e ristrutturare il debito e al momento si è ancora in attesa di risposta. Ma già da questo – assieme alle problematiche Com.Te.C. degli ultimi mesi – si capisce quanto tanto sia borderline la situazione in casa biancoblu. Il Consorzio Club Fortitudo, nonostante l’ingresso di nuovi soci, non sembra aver le spalle larghe abbastanza per garantire stabilità economica e perciò il polmone principale delle economie societarie è e continua ad essere il contributo della biglietteria e del pubblico. Ma se finora i tifosi hanno sempre appoggiato in massa le sorti societarie, dalla prossima stagione questo probabilmente non avverrà, procurando un netto taglio agli incassi previsti da botteghino. 
Insomma, la situazione è tutta in divenire. C’è una proprietà che da un lato non ha le potenzialità e l’intenzione di proseguire su questa strada, e dall’altro però non si capisce cosa voglia fare in futuro. Questo silenzio che perdura da mesi è diventato ormai assordante. Ma ora questa piazza, questo popolo e questi colori meritano risposte, rispetto e attenzione. Chi non è in grado di sostenere le sorti della Fortitudo è giusto che si faccia da parte. Troppo spesso ci si è riempiti la bocca di parole come “fortitudinità” e “amore per la Fortitudo”, ma poi si è andato contro, calpestando quei valori e quegli ideali che vivono nei cuori dei veri tifosi da sempre.