Luca Bortolotti ha intervistato per Repubblica, l’ex Fortitudo Bologna – oggi consigliere federale – Giacomo Galanda. Gek ha parlato della retrocessione in A2 della Kigili e delle prospettive future del club.

Questo un estratto delle sue parole: 

“La bruciatura scotta ancora. È vero che l’anno è stato tanto, troppo, travagliato, senza mai la continuità che serve a creare fiducia, ma è anche vero che la possibilità di sistemare le cose con una partita c’è stata e la si è sprecata con una prestazione tutta sbagliata per approccio e atteggiamento. Ho visto una squadra spaurita, risultato di una stagione senza punti di riferimento. Questo lascia l’amaro in bocca, perché la Fortitudo meriterebbe la A1 e la A1 meriterebbe la Fortitudo, che io ancora chiamo la vera Bologna. La fortuna dello sport è che ogni anno ti dà l’opportunità di ripartire da capo. Bisogna parlarsi chiaro e spiegare bene i piani societari, però.
Il profilo? Il primo tassello da chiarire e valutare è la questione economica, che io non conosco. Per il resto lo sport vive anche di marketing e per vendere il prodotto spesso dei nomi hai bisogno, ma nel lungo serve meno vetrina e più concretezza. È necessario ripartire da qui, puntare più sulla sostanza, fissare degli obiettivi e spiegare per bene le tue scelte.
Da chi ripartire? Serve intanto il club dica dove si vuole collocare la Effe in un campionato così allargato come la A2 odierna. Presto, nei prossimi giorni, urge un ragionamento sull’asset societario, da lì si passa alla scelta dei dirigenti, poi all’allenatore e solo alla fine si pensi ai giocatori, che devono essere funzionali a coach e obiettivi. Nell’esempio di Aradori, se avrai un allenatore che punta sui giovani, sul correre, non è il tuo. Se ne avrai uno che vuole un veterano di talento, diventa un giocatore di base fuori categoria per la A2. Ma prima ci sono tanti passaggi da fare.”