Dopo una grandissima stagione disputata dal Pistoia Basket in Serie A conclusasi con il premio di miglior allenatore per Nicola Brienza, da lì in poi iniziano i primi “scricchiolii” in casa bianco-rossa con il miglior allenatore della Serie A che viene liquidato in pochissimi minuti dalla nuova gestione americana perché appunto volevano puntare su un altro coach che ancora oggi, 9 Luglio, non c’è.
La decisione successiva da parte di Ron Rowan di ingaggiare come quinto straniero suo figlio Maverick Rowan ha decisamente scatenato l’ira dei tifosi pistoiesi sui social, che già comunque erano perplessi sugli altri acquisti. La mancanza di comunicazione della società e l’assenza del nuovo head coach hanno alimentato ancora di più la tensione tra la dirigenza e la tifoseria organizzata Baraonda Biancorossa. Tantissimi tifosi biancorossi si stanno facendo tantissime domande sul come mai si è deciso di smantellare quanto di buono era stato fatto l’anno scorso, accusando poi la nuova dirigenza di aver spento l’entusiasmo che era tornato a ricrearsi nelle ultime 2 stagioni.
Arriva così la dura presa di posizione del gruppo organizzato la Baraonda Biancorossa con un lungo post uscito nei social:
“IL PISTOIA BASKET NON È UN GIOCATTOLO
Ci giungono indiscrezioni da fonti più che certe che il Pistoia Basket ha firmato il figlio del presidente Ron Rowan.
Non vogliamo entrare in aspetti tecnici che non ci competono, anche se il curriculum del ragazzo non lascerebbe molto spazio ad interpretazioni, ma ci teniamo a comunicare la nostra totale indignazione per vedere trattare la nostra squadra come i bambini fanno al parco con il proprio pallone.
Il Pistoia Basket è un patrimonio della città, un bene di tutti coloro che ne hanno a cuore le vicissitudini e vederlo passare da modello di gestione nel Paese a barzelletta nazionale è intollerabile, come già stava succedendo con le voci sul probabile allenatore voluto dal nuovo presidente, senza alcuna esperienza e che sembra non verrà soltanto perché i regolamenti lo vietano.
La vendita alla cordata americana, che chi di dovere ha definito indispensabile, doveva essere un’opportunità di crescita, ma si sta trasformando nel giocattolo della nuova proprietà.
La parte sportiva si intreccia inevitabilmente con quella gestionale: i problemi che adesso sembrano limitati alla scelta dei giocatori, prima o dopo influenzeranno anche gli altri aspetti della vita del club. Esortiamo, quindi, tutti i dirigenti italiani, sia del comparto sportivo che quello dirigenziale, a mettere in pratica tutte le dovute, necessarie azioni per fare capire quei pochi semplici concetti che sono sempre stati alla base della nostra realtà. La faccia è anche la vostra, la Nostra c’è in ballo e non vuole essere da sola. Altrimenti tutti a casa, se non ci potete fare nulla, ma siamo sicuri che le vie d’uscita facili non vi piacciono.”
foto credit: Baraonda Biancorossa