Le parole dei due coach, quello di Trento Lele Molin e quello di Trieste Franco Ciani, dopo il loro scontro in campionato:
LELE MOLIN:
«Doveva essere una partita di cuore, e l’abbiamo giocata con il cuore. Doveva essere la partita in cui tutti coloro che hanno a cuore l’Aquila dovevano sostenere la squadra, e così è stato. Quindi voglio dire grazie alla gente, a chi ci ha spinto questa sera soprattutto quando le cose non ci venivano bene e sembrava che la squadra non fosse in grado di togliersi questa scimmia dalle spalle. E’ stata una partita di “sopravvivenza”, un corpo a corpo tra due squadre che avevano l’obiettivo di strappare i due punti piuttosto che di giocare una partita di pallacanestro. Spero che questo successo di permetta di voltare pagina, di recuperare Williams e Johnson che non sono ancora al meglio, e che tolto questo peso di dosso possiamo vivere con più fiducia e serenità le prossime tante e importanti sfide che ci attendono. Andiamo a casa con il sorriso».
FRANCO CIANI:
“Distinguerei i primi 38 minuti dagli ultimi 2. Trieste considerando il momento della squadra, le pressioni e molte altre valutazioni, ha fatto una buona gara, condotta fino a 1 minuto e mezzo dalla fine. Poi nel finale Trento ha realizzato i liberi, noi meno, e soprattutto l’ultimo possesso è stato arginato bene. La palla è andata al nostro terminale principale, ma non è stato in grado di tirare. Giudicando la prestazione rispetto all’ultimo mese e mezzo abbiamo messo in campo maggiore intensità e precisione. Con Trento tra Supercoppa e Campionato sono state tutte partite tirate, decise agli ultimi possessi. Noi certamente avremmo dovuto fare qualche errore in meno, ma la reazione è evidente e questa pallacanestro è diversa da quella vista nel recente passato. Un segnale per noi, ma necessario per poter continuare a lavorare con fiducia, pensando in in modo più positivo alle prossime gare.
Sagaba ha avuto un problemi al ginocchio negli ultimi giorni, ma i suoi 70″ sono da dimenticare: intensità e attenzione non sono stati sufficienti se confrontati a quelli degli altri compagni di squadra. Il quinto fallo di Grazulis ci ha penalizzato nelle rotazioni di fine gara: siamo rimasti stretti per i minuti finali.
D’ora in poi sarà sempre più importante che chiunque entri in campo non abbia mai flessioni forti. Questo assetto però è evidente che può comportare questo tipo di rischio, andranno fatte delle valutazioni”.