La Virtus è campione d’Italia per la sedicesima volta nella sua storia, un alloro che mancava da vent’anni esatti, in quel 2001 in cui le VNere festeggiarono il Grande Slam è sulla cui panchina sedeva un certo Ettore Messina.

Poi, dopo quella sbornia di successi, arrivò la caduta negli inferi della A2, nonostante i lodi pagati, il ritorno in serie maggiore dopo un biennio in purgatorio, una finale scudetto raggiunta contro la Siena a cui in seguito furono tolti i titoli, ed infine, la triste retrocessione del 2016 dopo un campionato giocato senza il proprio leader in campo e con una dirigenza, quella fondazione, che si sciolse al sole come la neve di primavera.

Fu da quel momento che la Virtus cominciò a mettere i primi mattoncini per costruire la vittoria dello scudetto numero 16 di ieri sera. Alberto Bucci, indimenticabile eroe mai abbastanza celebrato, prese sulle proprie spalle una società sull’orlo del baratro e con la sua esperienza e grande carisma, trovò il modo di far parlare della sua Virtus in modo che a qualcuno venisse voglia di fare un passo verso la vecchia società in grande difficoltà. A metà di quella stagione in serie A2, ecco arrivare il gruppo Segafredo con in testa il Dott.Zanetti, un po’ spinto dalla figlia, ma probabilmente anche da un sentimento di rivalsa nei confronti del grande rifiuto appena incassato dal Bologna calcio.

Zanetti si affaccia timidamente alla Vnera, entrando, si vede costretto a dover sanare debiti e pagare bollette, poi decide che bisogna dare una mano anche al coach Alessandro Ramagli, altro eroe che i tifosi Virtussini hanno nel cuore, arrivano giocatori a rimpolpare la squadra è la cavalcata verso la promozione diventa inarrestabile.

L’anno successivo è interlocutorio, la squadra ha l’obbligo di salvarsi, ci riesce senza grande affanno, ma il Dott.Zanetti detta nuovamente le sue condizioni, il marchio Segafredo deve avere maggiore visibilità e perciò si accetta la wildcard per giocare la Champions. Il gruppo assemblato agli ordini di Stefano Sacripanti parte alla grande, poi, nel corso della stagione si incappa in qualche sconfitta di troppo, Stefano sembra in difficoltà e viene sostituito da Aleksandar Djordjevic, un altro tassello importante del successo di ieri sera. Nel frattempo, nello staff tecnico è arrivato Paolo Ronci, che lavorando in silenzio, regala ai tifosi Virtussini la prima “chicca” importante, quel Mario Chalmers vincitore di due anelli NBA coi Miami Heat. Mario in Virtus non riuscirà ad esprimere tutto il proprio potenziale, ma alla final four di Anversa metterà un paio di canestri di una importanza unica per la conquista della Coppa.

La stagione successiva inizia col botto, l’arrivo di Teodosic, Markovic, Hunter, Gamble e Weems, fanno capire che la Virtus è soprattutto la Segafredo fanno sul serio. Inizia la stagione e la squadra in campionato viaggia a gonfie vele, prima assoluta, regola tutte le avversarie raggiungendo l’apoteosi contro Milano in casa, dopo aver vinto qualche giorno prima un derby, annichilendo la Fortitudo. Poi succede qualcosa che nessuno aveva previsto, ne tantomeno voluto, arriva il Covid e la decisione di terminare anzitempo il campionato. Decisione del tutto folle, visto quanto successo poi in altri paesi europei e soprattutto visto come si è gestito quello concluso ieri sera in cui diverse squadre hanno pagato conseguenze ben peggiori.

A pensare male a volte ci si azzecca, raccontava un vecchio politico della prima repubblica, e quindi immaginare una certa “pressione” per finire anzitempo, esercitata da una società in particolare, che lo scorso anno non aveva certo brillato nelle prestazioni, pur investendo parecchi milioni nel proprio roster, non è follia, ma senza prove oggettive tutti sono innocenti.

Lo scorso anno la Virtus forse, avrebbe vinto il titolo, ma non ci sono prove anche in questo caso, ma la sensazione che fosse la compagine più forte, l’hanno avuta in tanti, gli stessi giocatori lo hanno lasciato intendere in varie occasioni. Quel titolo, lo scorso anno lo si sarebbe giocato, probabilmente vinto, ma non è successo, ecco quindi svelato il motivo del titolo, uno scudetto vinto due volte.

Quest’annata è stata davvero controversa, è successo un po’ di tutto, ma oggi, a bocce ferme, si può finalmente trarre un bilancio della stagione. È vero che si è mancato l’obiettivo primario della stagione, la qualificazione in Eurolega, ma è anche vero che è mancato davvero un soffio dall’esserci riusciti, e per onestà di giudizio occorre dire che la Virtus è arrivata alle partite decisive di quella semifinale con alcuni giocatori infortunati o non in perfetto stato di salute.

Mancato il grande target, sembrava tutto finito, distrutto, senza più senso, o almeno questo era l’atteggiamento di molti tifosi  he ritenevano quasi un disturbo il dover assistere ad un playoff che pareva una scalata all’Everest a mani nude.

Ed è proprio in quel momento che la Virtus ha iniziato a vincere per la seconda volta lo scudetto.

Durante la serie con Treviso, coach Djordjevic ha ritrovato la sua squadra, quella con il fuoco nel cuore, ma soprattutto ha ritrovato la forma fisica in diversi uomini del gruppo.

Stefan Markovic è tornato ad essere il metronomo della squadra, Kyle Weems il giocatore che può vincerti una gara mettendo in campo difesa, attacco e soprattutto tanto aiuto per i compagni. Alessandro Pajola, giovane di appena 21 anni, che ha completato un percorso di crescita talmente rapido e ricco di qualità, da sembrare un veterano per come si è preso scelte di tiro e soprattutto per come ha affrontato campioni blasonati come Rodriguez, che siamo sicuri si ricorderà per un bel pezzo quella maglia numero 6. Awudu Abass e Amar Alibegovic hanno finalmente fatto vedere chi sono e soprattutto chi possono diventare se stanno concentrati sul gioco, finalmente ben inseriti nei meccanismi di gruppo, hanno meritato con ogni goccia di sudore tutto i minuti che il coac gli ha fatto giocare, dimostrazione che solo chi vede i ragazzi ogni giorno in palestra è in grado di poter dire quanto possono giocare.

Anche Marco Belinelli alla fine ha offerto il suo contributo, nonostante la sua forma fisica non sia mai stata al top, complice una preparazione estiva fatta da solo. Da quando Marco è arrivato a Bologna, ha sempre dovuto rincorrere la forma, ricordiamo il piccolo infortunio accusato proprio qualche giorno dopo la presentazione e ritenuto il pomo della discordia con cui si è maturato il temporaneo allontanamento del coach.

Un altro elemento che è cresciuto in modo esponenziale nel post season è il capitano, Pippo Ricci ha offerto un mix di cose importanti da renderlo eroico, la fiducia ritrovata nel tiro da fuori, l’attenzione in difesa e il supporto a rimbalzo hanno aiutato questa Virtus a trovare un titolo che pareva una chimera.

Ed eccoci all’MVP, l’uomo che riesce a rendere semplice anche il passaggio impossibile, il ragazzo dal viso imperturbabile che i compagni chiamano “the magician”, il Mago. Milos Teodosic, talento che a Bologna non si vedeva da tempo immemore, come tutti gli altri ha giocato un playoff con il coltello fra i denti, difendendo duro come l’ultimo dei gregari, dando a Djordjevic la possibilità di tenerlo in campo anche nei minuti in cui sul parquet, transitavano gli altri “tenores”.

L’unico reparto dove Djordjevic ha avuto meno, è stato quello dei lunghi, che solo ad intermittenza hanno saputo accendersi e creare vantaggi. Ma ad essere onesti, le partite vanno sempre guardate sui due lati del campo e quindi sono da promuovere a pieni voti anche Julian Gamble e Vince Hunter, perché se la difesa della Segafredo è tornata ad essere un bunker inespugnabile, è anche merito di questi due ragazzi.

Infine, occorre ricordare Josh Adams, grande professionista che nella serie finale non ha mai visto il campo, ma è sempre stato al suo posto, incitando e festeggiando coi compagni, insieme a Stefan Nikolic, Lorenzo Deri e allo sfortunatissimo Amedeo Tessitori che avrebbe certamente fatto molto comodo in alcune situazioni.

La Segafredo ieri sera ha vinto uno scudetto due volte, in barba alla pandemia, a chi lo scorso anno ha voluto chiudere un torneo senza alternative, e per una volta, il destino ha voluto premiare chi, in questo biennio, aveva meritato di più.

I tifosi bianconeri devono ringraziare la proprietà del Dott.Zanetti che in cinque anni, dalla seconda serie ha portato la Virtus alla conquista del suo sedicesimo scudetto, devono ringraziare il Dott.Luca Baraldi per il lavoro svolto in questi anni, votato a far crescere una società che al suo arrivo era svuotata di ogni risorsa. Un augurio particolare allo stesso Dott.Baraldi per la sua disavventura ciclistica, che non gli ha permesso di essere in prima fila durante la serie con Milano, ma che siamo certi, da uomo di sport e grande sportivo praticante, saprà superare in breve tempo e tornare al lavoro per far crescere ancora questa società.

Nei ringraziamenti di questa stagione, non ci si può dimenticare del Presidente Ing.Giuseppe Sermasi, uomo sempre presente ma mai sotto gli occhi dei riflettori.

E ancora un pensiero per il GM Paolo Ronci, l’uomo che senza tanti proclami o dichiarazioni, ha portato a Bologna Mario Chalmers, Milos Teodosic, Marco Belinelli e Cecilia Zandalasini per la squadra femminile.

E per ultimo, ma non ultimo, un grande applauso a Coach Aleksandar Djordjevic, uno degli eroi di questo scudetto, per aver lavorato con grande pressione sulle spalle, ma alla fine esserne uscito vincitore, dimostrando di essere persona di grande carattere.

 

Alessandro Stagni 

 

Foto Ciamillo-Castoria