Ritrovatesi in massima serie dopo ben 14 anni, Napoli e Scafati hanno cominciato questo campionato con un calendario a dir poco tortuoso.

Virtus da una parte e Reyer, dall’altra, hanno rappresentato un battesimo di fuoco per le due formazioni campane.

 

L’estate.

Napoli ha messo in piedi un roster seguendo i desiderata di Maurizio Buscaglia, subentrato a Pino Sacripanti nel corso della stagione 2021-22 quando ormai i margini di manovra sul mercato erano quasi nulli.

Si parte dall’idea di cercare giocatori formati, ma non ultratrentenni, con l’intenzione di non incorrere nelle tante difficoltà da infortuni che l’annata d’esordio aveva riservato.

Il primo tassello è stato quello del playmaker, David Michineau è un profilo votato a far girare la squadra ed a mettere in ritmo i compagni, oltre a possedere qualità difensive ed atletiche messe in mostra contro Reggio Emilia.

A completare l’asse play-pivot è arrivato un nome di spicco come Jacorey Williams, profilo di altissimo livello intorno al quale si è poi costruito il resto del roster con elementi dalla spiccata perimetralità come Stewart, Johnson, Howard, Zanotti ed Emmitt Williams, preso dopo la querelle con Kaiser Gates che il club conta di concludere nelle sedi opportune per far valere le proprie ragioni.

La travagliata ricerca del 4, però, non si chiude qui: 10 giorni prima dell’esordio in campionato Emmitt Williams s’infortuna e via di nuovo sul mercato per cercare un sostituto, stavolta è Agravanis, decisamente un salto di qualità per peso specifico e conoscenza del basket europeo.

 

Sul versante meridionale del Vesuvio, invece, la questione spinosa è stata quella relativa al palazzetto che, finalmente, ha trovato una soluzione con la firma di una nuova convenzione per cui sarà la Givova Scafati a pagare i lavori in prima battuta, scontando le spese dai successivi canoni di locazione.

Nel mentre si è costruita una squadra che puntava sulla formula 5+5, con l’esperienza di Stone a fare da guida ed intorno un mix di vari giocatori già transitati in LBA (Lamb, Henry) e nuovi volti (Thompson, Pinkins visto solo in A2).

Eccezion fatta per Cucci, andato in Fortitudo, e Parravicini, lo zoccolo duro della Givova si è mantenuto, segnale importante per affrontare il campionato.

Opportunità anche per chi la serie A non l’aveva ancora assaggiata, come nel caso di Capitan Rossato, o l’aveva solo sfiorata e nulla più (Monaldi). Entrambi hanno dato risposte a coach Rossi.

 

 

Il campionato

Dopo il battesimo di fuoco, Napoli è andata a Brindisi, mentre a Scafati è toccata in sorte Milano (per i Monstars c’era stata una trattativa poi sfumata…), prima di invertirsi nuovamente con i gialloblu impegnati sul parquet di Brescia e la GeVi che ha avuto ragione di Reggio Emilia sul parquet di casa.

Alessandro Rossi, conscio che il vero campionato di Scafati comincerà oggi contro Verona, non si è accontentato dei complimenti. La sua Scafati ha lottato, ma il tecnico nativo di Napoli non le ha risparmiato le critiche che ha ritenuto necessarie, soprattutto dopo la gara con l’Olimpia, quando ha parlato di testa “semi”alta, evidenziando dei passaggi a vuoto della difesa.

Esigenza ed ambizione fanno di Rossi uno dei tecnici emergenti del movimento.

I dubbi riguardano Doron Lamb, non brillantissimo in queste prime uscite, così il patron Longobardi ha subito aperto il portafogli e regalato David Logan alla sua creatura prediletta.

L’ex Treviso e Sassari porta esperienza e punti a referto che erano necessari in un roster comunque molto solido nella propria metà campo.

 

Dall’altro lato, Napoli prova a ritrovare una dinamica di gruppo al completo: l’infortunio di Howard ha creato tante difficoltà alla squadra che ha giovato immediatamente del rientro dello statunitense con passaporto portoricano.

Non contenta, la dea bendata aveva messo lo zampino anche nella settimana di Agravanis, in dubbio fino all’ultimo per la sfida poi vinta con Reggio Emilia.

L’obiettivo, adesso, è migliorare la fluidità offensiva di squadra: il primo tempo spaziale visto contro la Virtus è qualcosa d’irripetibile, ma gli azzurri hanno ancora momenti di black out in cui dilapidano vantaggi importanti, figli della condizione ancora non al top, ma anche di qualche gerarchia che lo stesso coach Buscaglia ha definito ancora da chiarire.

Il talento c’è, stasera a Pesaro vedremo se ci saranno anche altri progressi.

 

Elio De Falco