Due sconfitte pesanti nelle ultime due partite, secondo posto in solitaria in Polonia oramai perduto e condiviso con altre tre compagini, nessuna vittoria in EuroCup ed un gioco che non solo non convince, ma che va nel senso opposto rispetto alle indicazioni dell’allenatore.

È una crisi vera e propria quella che il Sopot campione di Polonia in carica sta attraversando, reduce dall’ennesima batosta rimediata nella Ekstraklasa polacca in trasferta contro il Zielona Góra (83:72), dopo essere stato surclassato in casa propria dalla Legia Varsavia nel turno precedente (75:109).

Al secondo posto insieme a Legia e Dziki di Varsavia, oltre al neopromosso Wałbrzych, il Sopot in Ekstraklasa ha un bilancio di sette vittorie e quattro sconfitte, con un distacco di tre successi, più lo scontro diretto a proprio sfavore, dalla capolista Włocławek. In EuroCup, i campioni di Polonia in carica sono altresì l’unica squadra del torneo a secco di vittorie.

Una situazione complicata, dunque, quella di coach Žan Tabak, che nel corso delle conferenze stampa al termine delle ultime due partite di campionato ha ritenuto essere legata a fattori extra-cestistici. Leggasi, così per lo meno tendiamo ad interpretarla noi, una questione mentale.

Difesa non pervenuta

Quartultima prestazione difensiva ed ultima difesa sul perimetro con 89,1 punti ed 11,6 canestri da tre punti concessi a partita, con invece il miglior attacco del torneo per mezzo di 91,8 punti realizzati ad incontro, il Sopot sta giocando a fare un punto in più degli avversari.

Tutto il contrario del modo in cui coach Tabak desidera vedere giocare le proprie squadre e, più in generale, intende la pallacanestro. Una difesa aggressiva, principalmente su portatore di palla e linee di passaggio, è infatti uno dei cardini della filosofia cestistica dell’allenatore spalatino.

Giocatori non adatti

“Questo è il tipo di basket che desideriamo proporre, ma per farlo occorre avere dei giocatori adatti” ha spiegato Tabak lo scorso anno in occasione di una conferenza stampa rispondendo ad una nostra domanda, reiterando il pensiero in occasione di un’intervista a noi rilasciataci la scorsa estate.

Malgrado un budget si dice ben superiore a quello delle avversarie in Polonia, e la partecipazione all’EuroCup a rappresentare un biglietto da visita particolarmente attrattivo, il Sopot non è tuttavia riuscito ad attrarre giocatori capaci di giocare difese aggressive.

La partenza di Tarik Phillip

Se, lo scorso anno, il problema è stato in qualche modo superato, forse complice la mancanza di impegni infrasettimanali, nella stagione in corso il Sopot ha particolarmente sofferto la partenza di Tarik Phillip, rilasciato per via di un’offerta cospicua ricevuta, ed accettata, da parte dell’Hapoel di Gerusalemme.

Giocatore che non ha particolarmente brillato in Italia alla Reyer Venezia, Phillip si è tuttavia rivelato il perno del gioco dei campioni di Polonia in carica, per lo meno sul piano dei risultati. Una volta partito il britannico, il Sopot ha vissuto un’involuzione di rendimento, con tre sconfitte nelle ultime tre partite di campionato.

Un problema più ampio

Soprattutto sul piano difensivo, Nick Johnson e Nahiem Alleyne, reclutati al posto di Phillip, hanno finora reso ben al di sotto delle aspettative così come il resto della compagine pomerana, a partire da Andy Van Vliet, Jakub Schenk e Marcus Weathers, con le sole eccezioni di capitan Jarosław Zyskowski e dell’ex centro della Fortitudo Bologna Geoffrey Groselle.

“Il problema è molto più ampio, e di questo non desidero parlare” è stata la maniera in cui, durante una conferenza stampa, coach Tabak ha spiegato il perché una compagine di EuroCup non sia stata in grado di firmare alteti capaci di giocare una difesa aggressiva.

Polonia? No, grazie!

La risposta dell’ex giocatore di Olimpia Milano e Libertas Livorno, sempre secondo nostra interpretazione, conferma lo scarso appeal della Polonia nel panorama cestistico europeo. A dare adito a questa nostra teoria, per citare solo un episodio recente, è stata la risposta negativa (riportata in esclusiva da noi qui su Basket Magazine) che un allenatore emergente e vincente come Dario Gjergja ha dato al Włocławek di Ladislavia, che lo aveva identificato come prima scelta per la propria panchina.

Un ‘no grazie’, quello del coach del Filou di Ostenda, inteso non tanto per il Włocławek, ma per la Polonia in generale, ritenuta non appetibile per un allenatore preparato ed ambizioso come il professionista nativo di Zara, già vicino alla nomina a selezionatore della Croazia, e tuttora frontrunner nella possibile successione a Josip Sesar sulla panchina croata.

Un problema nazionale

Non stupisce, dunque, che anche per quanto riguarda il mercato giocatori in molti abbiano declinato l’opzione Sopot, lasciando che la compagine campione di Polonia in carica reclutasse atleti moderatamente motivati, che considerano la compagine pomerana una seconda o terza scelta.

La crisi del Sopot è dunque da leggere come problema per il basket polacco in generale, che anziché essere protagonista di un ‘boom’ è prigioniero di una generica miopia che non sta permettendo al movimento cestistico nazionale di sfruttare enormi potenzialità che altrove, ad esempio in Spagna, sarebbero state colte al volo.

L’esempio positivo della famiglia Wierzbicki

Tra le poche note positive nel paese, sempre restando a Sopot, vi è la dirigenza del Trefl stesso, che a differenza di quanto sarebbe accaduto in Italia non ha rimosso l’allenatore dopo una striscia di risultati negativi, dando invece fiducia ad un allenatore già capace in Polonia di vincere due titoli nazionali, due coppe e due supercoppe.

La famiglia Wierzbicki, che ha investito ingenti risorse per riportare il Sopot nell’Europa del basket ‘che conta’ , è altresì esempio di un mecenatismo sportivo del quale il movimento cestistico polacco non è riuscito né a trarre esempio, né a fare tesoro.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Žan Tabak. Credits: EuroCup