Francia, Slovenia, Israele, Belgio, Polonia ed Islanda: tanti rimpianti e molta voglia di riscatto in un girone, quello di Katowice, disputato nella architettonicamente suggestiva Hala Spodek, che ad Eurobasket raggruppa compagini che arrivano alla massima competizione continentale per rappresentative nazionali in una situazione di precarietà.

Parlare di crisi sarebbe troppo, ma sicuramente molte delle squadre impegnate nel gruppo D vedono il passaggio del turno come un toccasana emozionale che potrebbe girare l’inerzia dopo una serie di prestazioni non propriamente in linea con le aspettative.

Francia favorita

Discorso a parte merita la Francia, che ad Eurobasket si presenta come vicecampione in pectore, e dunque anche con lo status di pretendente alla vittoria finale. A rafforzare lo status della compagine allenata da Frederic Fathoux è altresì un percorso molto solido effettuato nel corso delle amichevoli in preparazione all’europeo.

Quattro vittorie nei primi quattro test pre-Eurobasket, di cui due contro la Spagna ed uno contro l’imprevedibile Montenegro, hanno infatti visto la Francia mettere in mostra una difesa solida, che ha tenuto gli avversari sempre sotto i 75 punti, concedendone una media di 70,5 ad incontro.

Assenze importanti

Da sottolineare, per i transalpini, è anche il percorso immacolato, con sei successi in altrettanti incontri disputati, realizzato durante le qualificazioni, con la Francia a dominare il gruppo E davanti a Bosnia Erzegovina e Croazia.

A porre un interrogativo sulle ambizioni a lungo termine della Francia nel torneo sono un paio di assenze di peso, quelle di Rudy Gobert e Victor Wembanyama, che Guerschon Yabusele, insignito dei gradi di capitano, sarà chiamato a colmare sul terreno di gioco assieme, tra gli altri, ad Isaia Cordinier.

Slovenia alla ricerca di sé stessa

Arrivando alle dolenti note, la prima compagine che a Katowice sarà alla ricerca di riscatto è sicuramente la Slovenia, autrice di una preparazione ad Eurobasket che ha visto la compagine dello spazio ex jugoslavo arrancare in quasi tutti i test disputati.

Una doppia sconfitta subita dalla Germania prima, ed una doppia doccia fredda baltica presa da Lituania e Lettonia poi, senza tralasciare la batosta rimediata a Belgrado contro la Serbia nell’ultimo test amichevole, hanno smascherato tutti i limiti di una compagine che, oltre ad una difesa da regolare, è sembrata priva di idee in fase di impostazione di gioco.

Un roster corto

Anche per la Slovenia, che ad Eurobasket è arrivata chiudendo il gruppo A delle qualificazioni al secondo posto, l’interrogativo è legato ad una serie di assenze che paiono rendere la compagine allenata da Aleksander Sekulić troppo dipendente dalla sua stella NBA, Luka Dončić.

La mancata partecipazione ad Eurobasket di Josh Nebo e Vlatko Čančar, oltre alla clamorosa esclusione di Zoran Dragić dalle convocazioni per la fase finale del torneo, potrebbero infatti privare la Slovenia di quella profondità necessaria ad ambire a qualcosa di più rispetto al passaggio del turno.

Israele e il problema difensivo

Situazione un po’ più rosea è quella di Israele, che ad Eurobasket si è qualificato arrivando davanti alla Slovenia nel girone A delle qualificazioni, ma che durante le amichevoli in preparazione alla fase finale degli europei ha dato segnali di allarme, subendo due sconfitte contro Estonia e Montenegro subendo una media di 90,5 punti nei due incontri.

Pur trattandosi solo di test pre-Eurobasket, tali prestazioni rendono ben chiaro come la difesa, ambito in cui il basket israeliano tradizionalmente non brilla per aggressività ed intensità, debba essere curata maggiormente da parte di Deni Avdija, Yam Madar e soprattutto coach Ariel Beit-Halahmy.

Belgio alla ricerca di ottimismo

Una preseason da dimenticare è anche quanto porta a Katowice il Belgio, che sotto la guida del coach zaratino Dario Gjergja, uno degli allenatori maggiormente promettenti del gruppo, non a caso a più riprese accostato alla guida della nazionale croata, si è qualificato alla fase finale degli europei come secondo nel gruppo C, a pari merito con la Spagna.

Quattro sconfitte in cinque test pre-Eurobasket disputati sono troppo poco per fornire al Belgio una ventata di ottimismo che, tuttavia, la compagine belga avrebbe tutto il diritto di avere, potendo contare su atleti di talento come il centro Ismael Bako e la guardia Emmanuel Lecomte.

Polonia sotto pressione

Differente è il discorso attorno alla Polonia. Giocare davanti al proprio pubblico è uno stimolo a fare bene, ma anche una pressione enorme da gestire, anche perché da cancellare è l’onta di essere arrivati ad Eurobasket non per merito, ma solo grazie allo status di paese organizzatore.

Una vittoria su sei partite disputate nelle qualificazioni agli europei, e consistentemente un ultimo posto nel girone H delle qualificazioni dietro a Lituania, Estonia e Macedonia del Nord, sono il retaggio che i padroni di casa devono a tutti i costi far dimenticare.

Naturalizzazioni ‘compulsive’

Spiragli di luce per quanto riguarda la truppa allenata da Igor Miličić sono arrivati durante una preseason che la Polonia ha chiuso vincendo tre dei sei test disputati, anche grazie all’integrazione nel roster polacco di Jordan Loyd, guardia con esperienza in NBA e in Eurolega naturalizzata a tempo record dall’oramai ex presidente della repubblica, Andrzej Duda.

A fare da gregari a Loyd, in una nazionale della Polonia che sembra proprio non riuscire a fare a meno di naturalizzazioni ad hoc per colmare carenze tecniche, spesso realizzate senza un preciso disegno a lungo termine, vi saranno i ben noti in Italia Michał Sokołowski e Dominik Olejniczak.

Islanda per la prima vittoria

Voglia di riscatto, ma soprattutto di sorpresa, è infine quella di un’Islanda che alla terza partecipazione ad Eurobasket cercherà la prima vittoria di sempre nella fase finale della massima competizione europea per rappresentative nazionali.

A guidare la compagine islandese, sul campo, sarà la guardia Martin Hermannsson, coadiuvato, sempre nel settore esterni, da una conoscenza del basket italiano come Jon Axel Gudmundsson.

Matteo Cazzulani

Nella foto: la suggestiva Hala Spodek di Katowice