Dopo ventun anni, Željko Obradović e Tony Parker hanno incrociato i propri percorsi su un campo da gioco in una partita ufficiale nella quale lo stratega nativo di Čačak, che è anche l’allenatore maggiormente vincente d’Europa, si è preso una rivincita al timone del suo Panathinaikos sull’ex campione NBA, oggi alla guida dall’ASVEL con la doppia funzione di presidente e allenatore.
Il successo travolgente della compagine di Atene sulla squadra francese nella seconda giornata di Eurolega (102:79) ha rappresentato una sorta di rivalsa dopo la cocente sconfitta che Željko Obradović, sempre da allenatore, ha subito nell’ultima occasione di incontro con Tony Parker. Nel 2005, ai quarti di finale di un europeo di basket che l’allora Serbia Montenegro giocava in casa, Obradović fu sorprendentemente eliminato dalla Francia guidata sul campo da un giovane Parker.
Per Obradović, che addossò la responsabilità agli ego troppo forti in seno allo spogliatoio serbo, la sconfitta di Novi Sad ha rappresentato uno dei punti più dolorosi di una carriera di successo, che tra Partizan, Panathinaikos e Fenerbahçe ha portato lo stratega di Čačak sul tetto d’Europa in nove occasioni. Parker, da parte sua, in quell’europeo lanciò una carriera che lo vide protagonista in NBA coi San Antonio Spurs di coach Gregg Popovich.
Europa contro America
Proprio il coach della franchigia texana è stato il massimo ispiratore di un gioco che Parker, da allenatore, intende proporre alla guida di un ASVEL che desidera terminare i propri possessi entro massimo quindici secondi, tirando tanto dall’arco e, come si fa in America, giocando per segnare un punto in più degli avversari. Tale maniera di giocare è condivisa dal Paris Basketball, altra squadra francese che il Panathinaikos ha sconfitto sonoramente alla prima giornata di Eurolega.
Contro le due squadre più americane della massima competizione europea per club, Obradović, curiosamente con un roster ricco di giocatori transalpini, come Sylvain Francisco, Matthias Lessort e Guerschon Yabusele, ha messo in mostra una difesa al limite della perfezione, che soprattutto in transizione ha bloccato la manovra realizzativa degli avversari, tenendo dapprima il Paris a 72 punti, e poi l’ASVEL a 79, con solo 56 punti nel terzo periodo.
La disciplina difensiva, assieme al rigore tattico e al controllo dei tempi, è la risposta col quale lo stratega di Čačak, nel pieno solco della tradizione ex jugoslava ed europea, intende elevare il Panathinaikos al vertice d’Europa, e riportare lo stile di gioco tipico del nostro continente al centro di un basket europeo che troppo spesso cede alla tentazione di ascoltare le sirene d’oltreoceano.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Željko Obradović. Credits: Panathinaikos BC