Per commentare la partita del Partizan a Tel Aviv contro il Maccabi, che i bianconeri hanno perso con un tiro realizzato dai padroni di casa all’ultimo secondo di una partita altamente equilibrata ed entusiasmante (95:93), si potrebbe scomodare la frase con la quale viene descritta la sconfitta militare di El Alamein: è mancata la fortuna, non il valore.

Tornando all’aspetto sportivo, e rimanendovi perché lo sport non è politica, e dovrebbe anzi essere veicolo di valori opposti a bagarre politiche e conflitti di ogni sorta, Belgrado ha messo in luce l’ennesima solida prestazione in Eurolega nelle ultime quattro partite.

Un piccolo passo in avanti

Le vittorie di Monaco di Baviera contro Bayern ed Hapoel, e le sconfitte subite a Milano e Tel Aviv contro Olimpia e Maccabi sono infatti conferma di come, al Partizan, la crisi di gioco e di identità, oltre alla mancata voglia di onorare una maglia storica siano ormai situazioni relegate ad una fase passata.

A cambiare, nella partita persa a Tel Aviv, è stato il canovaccio che, per la prima volta dall’arrivo di Joan Peñarroya al timone della squadra, ha visto il Partizan capace di restare in partita fino agli ultimi minuti in un incontro disputato da entrambe le squadre a ritmi moderatamente alti.

Ritmi alti e gioco perimetrale

A differenza delle vittorie su Bayern ed Hapoel, che i bianconeri hanno ottenuto rallentando i tempi, e della sconfitta al Palalido, dove i serbi sono rimasti aggrappati alla contesa con la difesa, Belgrado col Maccabi è arrivato ad un solo minuto di gioco dal nono successo europeo della stagione correndo maggiormente.

Il Partizan ha fatto circolare bene la palla con 23 assist realizzati e 12 palle perse commesse, oltre a tirare consistentemente dalla lunga distanza con un 40% da tre. Allo stesso tempo, Belgrado ha difeso in maniera solida sia sul perimetro che sotto le plance, tenendo i padroni di casa ad un 38% dalla lunga distanza, con 22 rimbalzi difensivi catturati e 25 complessivi concessi agli avversari.

Rotazioni accorciate

Sul piano del roster, in linea coi successi ottenuti in Baviera, coach Peñarroya ha continuato ad avvalersi di rotazioni ridotte, la cui ossatura è composta in primis da Cameron Payne, Isaac Bonga, Bruno Fernando e Tonye Jekiri. Dylan Osetowski ha continuato a ricevere fiducia dal coach catalano mediante un solido minutaggio.

Arijan Lakić, da parte sua, sta progressivamente prendendo il posto dell’infortunato capitan Vanja Marinković, mentre il neoacquisto Aleksa Radanov, ingaggiato dal Partizan una settimana fa, ha disputato i suoi primi minuti europei in bianconero.

Un problema di risultati

I pilastri sui quali coach Peñarroya sta fondando la riscossa del Partizan, ossia rotazioni corte, alti ritmi ed aggressività, sembrano aver portato Belgrado su una traiettoria positiva in Europa. Malgrado un gioco sufficiente, i risultati hanno tuttavia stentato ad arrivare.

La sconfitta di Tel Aviv, che si sarebbe potuta evitare se fosse stato il Partizan, e non il Maccabi, a segnare i canestri decisivi, ha lasciato in bianconeri in Eurolega ad una situazione di classifica di otto vittorie e diciotto partite perse, che mantengono Belgrado nei bassifondi della massima competizione europea per club.

In arrivo il Panathinaikos

Perdere all’ultimo secondo in trasferta ci può stare, soprattutto al termine di una gara intensa e combattuta. Tuttavia, replicare la solida prestazione di Tel Aviv, e continuare nel processo di miglioramento del proprio gioco passa ora per un successo casalingo alla prossima giornata.

Per il Partizan, l’avversario è tuttavia ostico, trattandosi di un Panathinaikos reduce da un successo al cardiopalma col Real Madrid che, in vista dell’impegno di Belgrado, ha dato alla rosa di coach Ergin Ataman una notevole iniezione di fiducia.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Isaac Bonga (in maglia nera numero 17) e Bruno Fernando (in maglia nera numero 24) del Partizan. Credits: Partizan BC