E’ iniziato il conto alla rovescia dei tifosi Italia in vista della serie A che è imminente (inizio LBA il 4 ottobre) e si preannuncia equilibrata alle spalle della Virtus Bologna e Olimpia Milano che restano le due super potenze, ma alle loro spalle stanno crescendo un sacco di squadre pronte a inserirsi come ha fatto la Germani Brescia la scorsa stagione.
Partiamo allora con questo viaggio dentro la nostra LBA, alla scoperta di come si sono attrezzate tutte le squadre per la prossima stagione e di tanto nuovo personaggio da scoprire e che possono regalarci spettacolo.
Per questa puntata del nostro focus, andiamo in riva al Golfo per scoprire un Napoli Basketball che proverà a dimenticare in fretta le tribolazioni dello scorso anno e a rilanciare le proprie ambizioni con la nuova proprietà targata Matt Rizzetta: l’obiettivo sono i playoff, assenti al PalaBarbuto da ormai 19 anni e sfiorati nella stagione 2023/24, quella della Coppa Italia alzata all’Inalpi Arena. Sfondare quel tetto che tanto ha resistito sarebbe già un modo di riaffacciarsi ai piani altissimi del nostro basket.

In bocca al lupo al Napoli Basketball ed ai suoi tifosi.

È stata un’estate particolare in casa Napoli. Il passaggio delle quote alla nuova proprietà non è avvenuto senza polemiche, tutt’altro. L’annuncio di battaglie legali da parte di Federico Grassi e Graded aveva messo in allarme una piazza reduce da una stagione che definire travagliata sarebbe eufemistico. Matt Rizzetta, dal suo canto, non ha voluto entrare nel terreno dello scontro, ha atteso i tempi tecnici e poi ha cominciato a mettere mano alla nuova creatura. Senza, tuttavia, operare una rivoluzione simile a quelle viste con altre proprietà americane. L’altro motivo di preoccupazione dei tifosi, infatti, era il veder ripetere la fallimentare esperienza di Ron Rowan in quel di Pistoia. Rizzetta ha scongiurato a parole e con i fatti quest’eventualità. Vero, il ruolo di GM è Made in USA, ma non solo James Laughlin è una figura di altissimo livello e conosciuta nelle alte sfere NBA, il neo dirigente si è rimboccato le maniche ed ha lavorato in perfetta sinergia con l’anima italiana della società. La prima pietra del nuovo progetto è stata coach Alessandro Magro, reduce dall’esperienza lituana ai Wolves Vilnius e capace di rilanciare, precedentemente, le ambizioni della Pallacanestro Brescia. La vera rivoluzione è stata nel roster. Se il saluto a Jacob Pullen, Tomislav Zubcic ed Erick Green è stato mal digerito, lo scontento è presto sparito con firme del calibro di Aamir Simms ed il figliuol prodigo Willie Caruso. Il trio formato da Laughlin, Magro ed il DS Alessandro Di Fede ha costruito un roster in cui la mentalità europea è fortemente presente, infatti tutti gli stranieri firmati hanno esperienza nel Vecchio Continente. Il mix tra la progettualità a stelle e strisce e la conoscenza del tipo di basket del posto promette bene.

 

LE CONFERME

Appena due i reduci dalla scorsa stagione. Stefano Saccoccia è il gioiellino del settore giovanile azzurro e scalpita per compiere il definitivo salto di qualità per la propria carriera. Playmaker dalla spiccata inventiva, da quando è entrato in prima squadra ha pagato principalmente dal punto di vista fisico, visti i suoi 178cm per 80kg, anche se ciò non gli ha tolto la sfacciataggine tipica di chi sa di avere qualità tecniche a sufficienza per competere. Più esperto è Kaspar Treier. Lo scorso anno si è spesso trovato ad affrontare situazioni altalenanti, una volta 30′ in campo, l’altra 40′ in panchina. Con l’avvicendamento al timone tra Igor Milicic e Giorgio Valli il suo impiego si è andato via via rendendo più omogeneo ed il ruolo di cambio di Tomislav Zubcic gli si è cucito addosso. L’estone di formazione italiana possiede la doppia dimensione e garantisce grande abnegazione su ambo i lati del campo.

 

I NUOVI

Il roster è praticamente nuovo di zecca. Il reparto stranieri si è recentemente completato con la firma di Naz Mitrou-Long, playmaker che Magro conosce più che bene dopo il periodo vissuto insieme a Brescia. Una volta a pieni giri, il canadese con passaporto greco sarà il leader da cui passeranno i palloni più importanti. Spot di guardia affidato a Rasir Bolton; l’esterno passato per Gonzaga è un giocatore che fa della pulizia tecnica la propria cifra. Nello scorso anno è stato uno dei punti di forza dello Spartak Subotica, giostrando talvolta anche in cabina di regia; forse da rivedere la velocità con cui esegue il proprio tiro, caricato dal basso, che richiede di un certo spazio. A ciò supplisce con la capacità di selezionare i tiri. Alle sue spalle scalderà i motori Ishmael El-Amin. Il 27enne del Minnesota è un attaccante puro, bravo dal palleggio ma anche in catch&shoot, pur essendo un giocatore un po’ anarchico, fattore che lo rende un sesto uomo interessante. L’occhio, però, andrà messo su Savion Flagg, ala di 201cm proveniente dal Rytas, uno dei due stranieri che coach Magro ha adocchiato da avversari. Fisicità, atletismo, apertura alare e solidità in entrambe le metà campo lo rendono un collante invidiabile per il nostro campionato; a ciò si aggiunga anche la buona mano dal perimetro. Con i liberi ha un conto in sospeso, lui lo chiama “una maledizione”; chissà se l’aria partenopea gli permetterà finalmente di spezzare il sortilegio. Nel 4 ecco un usato sicuro di lusso, Aamir Simms. Napoli, dopo il disastro Dreznjak e la chiamata a Zubcic tramite Bat-Segnale, ha voluto andare su un profilo che ha dimostrato di poter essere tra i migliori del campionato. Il prodotto di Clemson ha tutto per imporsi, inoltre partirà da assoluto padrone del ruolo, senza un Kyle Wiltjer che gli ha conteso minuti e titolarità come accaduto a Venezia. Inoltre in preseason si è disimpegnato per sprazzi di partita da ala piccola nel quintettone visto contro Verona, Livorno e Avellino. A centro area si piazza l’altro giocatore interessante, e già avversario del neo tecnico azzurro, Ed Croswell. Sottodimensionato (203cm) per il ruolo, compensa con grandi doti di fisicità ed un buon atletismo, da limare la sua tendenza a qualche disattenzione di troppo che lo porta, come logica conseguenza, anche ad essere parecchio falloso (3,6 falli a partita al Nevezis). Attenzione, però, perché il ragazzo cresciuto tra La Salle e Providence ha piedi veloci sia in attacco, dove sa mettere palla a terra, che in difesa e sta allenandosi per affinare anche il suo tiro dalla distanza.

Il parco italiani ha visto l’aggiunta dell’esperienza di Stefano Gentile. Il fatto che sia figlio di Nando ha generato più di qualche polemica, prontamente stroncata da Magro alla presentazione con un lapidario “me ne assumo io la responsabilità del suo arrivo”. Il legame con Napoli, però, c’era già prima, visto che sua zia Imma ha vinto con la Phard Napoli femminile un’Eurocup ed uno Scudetto (titolo che il maschile non ha mai raggiunto). Altra aggiunta fortemente voluta dal tecnico di Castelfiorentino è stata Leonardo Faggian. L’azzurro di origini argentine viene da una stagione in chiaroscuro vissuta alla Scaligera Verona (A2) e torna al piano di sopra per recuperare quelle sensazioni che avevano fatto sì che di lui si dicesse un gran bene ai tempi di Treviso. Difesa ed energia saranno le prime cose che gli verranno chieste, se limerà qualche spigolo offensivo e recupererà la sua faccia tosta dei primordi, può essere una delle liete notizie della stagione, e non solo per la sua squadra. Il grande colpo, però, è Guglielmo ‘Willie’ Caruso. Il pivot partenopeo torna a casa dopo 7 anni per riscattare la sfortunata stagione d¡ 2017/18 in cui una serie di problemi fisici gli impedirono di dare una mano alla squadra della sua città. Da scrollarsi di dosso ci sono 2 anni praticamente da spettatore passati in Olimpia, ma lo status è di quelli importanti, specialmente quando l’eredità da raccogliere è pesante come quella di Leonardo Totè.

 

IL COACH

“Mio caro Alessandro, non sei più l’allenatore di un tempo!”. Qualcuno riconoscerà la parafrasi, calza perfettamente su Alessandro Magro. L’anno in Lituania gli ha aperto gli orizzonti, lontano dalla comfort zone che Brescia aveva cominciato a rappresentare. Torna in LBA per cominciare un progetto nuovo, ma non più come allenatore emergente, bensì da tecnico che ha già un bagaglio di esperienze a cui attingere e ciò potrebbe fare tutta la differenza del mondo. L’aiuto di Francesco Cavaliere sarà essenziale per calarlo subito al meglio nella nuova realtà, la presenza di un punto di riferimento come Mitrou-Long è la sicurezza da cui partire per costruire una storia nuova, anche se i paralleli con la sua Brescia saranno inizialmente inevitabili, nel bene e nel male.

 

PUNTO DI FORZA

Talento, tanto, e logica nella costruzione, altrettanta. Napoli, a differenza dello scorso anno, è una squadra il cui criterio di costruzione è chiaro, a dir poco limpido. L’idea di disciplina difensiva e transizioni veloci è alla base e sarebbe facile menzionare Naz Mitrou-Long. Eppure, in un sistema che spesso trova l’uomo libero in angolo, la chiave di volta potrebbe essere Savion Flagg, erede designato di Michal Sokolowski. Il suo impatto a tutto campo rappresenta quel plus capace di trasformare la squadra in una credibile aspirante ai playoff. Equilibrio, solidità e anche una capacità realizzativa apprezzabile fanno dell’ex Rytas l’uomo da osservare.

 

PUNTO DEBOLE

Da correggere ci sono alcune disattenzioni collettive emerse soprattutto a rimbalzo in preseason, errori corregibili in palestra. Ad oggi, inoltre, potrebbero pesare le rotazioni corte, soprattutto nelle sfide a roster più profondi. Sul lungo periodo, salvo interventi a stagione in corso, questo fattore potrebbe far sentire il proprio peso, anche se proprio Brescia, lo scorso anno, è arrivata fino in fondo con una rotazione simile a quella che avranno i partenopei.

 

LA CHIAVE

Inserire al più presto Mitrou-Long e farlo trovare a suo agio potrebbe essere la spinta decisiva per il salto di qualità. La squadra ha già messo in mostra molti dei propri pregi e l’arrivo del playmaker ex Brescia e Milano può far guadagnare tempi di gioco anche a difesa schierata. Se tutto dovesse andare secondo i piani, Magro ha tra le mani una squadra davvero interessante. Se poi Caruso ritrova, con la continuità, i livelli che ha raggiunto a Varese, ci sarà da divertirsi.

 

IL LEADER

“Questo matrimonio s’ha da fare”. E alla fine è stato fatto. Napoli e Naz Mitrou-Long si sono corteggiati per lunghe settimane, poi gli ostacoli sono venuti meno a settembre, quando coach Magro aveva bisogno di un playmaker che conoscesse il suo sistema e quest’ultimo necessitava di una squadra  che lo rimettesse al centro del villaggio. Conoscenza reciproca e cifra tecnica fanno di lui il leader in campo. Quanto al ruolo di leader emotivo, Aamir Simms ha già presentato le proprie credenziali.

 

L’ITALIANO DI PUNTA

Non può che essere Willie Caruso. Il suo arrivo è stato salutato con grande felicità dai tifosi e l’entusiasmo nei suoi riguardi persiste nonostante una preseason sottotono. La sua miglior versione vale la Nazionale, la sfida sarà quella di riuscire a migliorarsi ancor di più e non restare nella long list, come già accaduto nelle ultime grandi manifestazioni. Dinamico, buon rimbalzista, tiratore e passatore. E protagonista, primo napoletano ad esserlo dopo Valerio Spinelli.

 

LA POSSIBILE RIVELAZIONE

Oltre al già citato Savion Flagg, Ed Croswell può essere uno dei motivi d’interesse del campionato. Parte alla pari con Caruso ma ha già dimostrato di avere qualità da vendere. Non è alto per il ruolo, però il suo fisico gli permette di tenere il confronto in post basso, inoltre ha capacità di palleggio non comuni nella sua posizione. Se poi affina anche il tiro pesante…

 

LA SCOMMESSA

Se un allenatore ti vuole a tutti i costi, un motivo dev’esserci per forza. Leonardo Faggian torna in LBA forgiato da un’annata in cui ha alternato prestazioni monstre ad altre anonime, eppure il talento visto a Treviso sembrava pronto a spiccare definitivamente il volo. Il rientro in massima serie lo chiamerà ad essere un giocatore di energia in uscita dalla panchina, lui può farlo per caratteristiche, ma potrebbe fare molto di più, serve solo recuperare fiducia.

 

GLI OBIETTIVI

L’hanno detto a tutti i livelli societari, il target sono i playoff. La squadra sembra attrezzata per l’obiettivo con una rotazione che può anche arrivare a 10 in determinate gare. Certo, infilarsi nel novero delle pretendenti credibili alla postseason sarà difficile, ma è anche vero che difficilmente rivedremo un campionato spaccato in due come quello dell’anno scorso. Il traguardo prefissato è alla portata, i partenopei saranno seri candidati al settimo o ottavo posto, ma occhio ai dettagli che possono far saltare i piani.

 

IL GIUDIZIO DI BM

L’aria che si respira intorno alla squadra dice tutto. James Laughlin ha saputo entrare in punta di piedi e con umiltà, accettando di dover imparare com’è il basket dall’altra parte dell’Atlantico. Il roster ha una sua logica chiara e chi di dovere non ha voluto a tutti i costi il colpo ad effetto, bensì di salire di livello con giocatori funzionali alle idee del proprio coach. Se riuscirà ad essere una squadra compatta, i supporters azzurri si divertiranno parecchio.

 

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